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Sono già in azione le forze speciali di terra a Tripoli

Nick Clegg

Nick Clegg

Le capitali smentiscono, ma ci sarebbero anche forze speciali di terra in azione a Tripoli. I primi a mettere piede nella residenza di Bab al-Aziziya alla ricerca di documenti e computer sarebbero stati infatti gli uomini del Qatar, e non gli insorti, mentre, secondo quanto ha reso noto la Cnn, americani, francesi e britannici si sarebbero dedicati a fornire assistenza e supporto ai ribelli in modo da fargli «migliorare la loro tattica». Una notizia, questa, che la Nato non ha voluto confermare, rifacendosi alle parole pronunciate ieri dal portavoce dell’operazione Unified Protector, il colonnello canadese Roland Lavoie, secondo cui l’Alleanza è a conoscenza del fatto che «alcune nazioni partner hanno una presenza sul territorio», ma, da parte sua, «non ha e non avrà in futuro» truppe di terra nel paese. Anche gli Emirati Arabi Uniti avrebbero degli uomini sul terreno e, così come le Royal Special Forces giordane, avrebbero dato un contributo all’avanzata che, nello scorso fine settimana, ha permesso ai ribelli di arrivare nella capitale.

Secondo l’emittente statunitense, le unità speciali si sono occupate anche della raccolta di informazioni militari sugli obiettivi da colpire nei raid Nato e gli uomini francesi e qatarioti avrebbero fornito anche armamenti agli insorti. Al termine del suo incontro con il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio Mahmoud Jibril, il presidente Nicolas Sarkozy ha assicurato che la Francia ha «degli osservatori per avere informazioni, ma non forze speciali» e la stessa smentita è giunta da Londra dal vicepremier britannico Nick Clegg, secondo cui «non si parla di truppe di terra e non si parla di un’invasione della Libia». Ma anche il Guardian scrive della presenza di forze speciali britanniche e di ex uomini delle Sas, Special Air Service, per addestrare i ribelli.

«Nessuno dei miei interlocutori immagina un intervento dei soldati in territorio libico», ha dichiarato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, aggiungendo di augurarsi che «entro settembre il quadro si sia chiarito in modo da poter arrivare ad un governo democratico di transizione a cui daremmo il nostro sostegno». Londra si prepara a chiedere una risoluzione all’Onu per lo sblocco dei 12 miliardi di sterline di beni libici bloccati in Gran Bretagna alla fine dell’inverno e Sarkozy ha dichiarato che «la Francia è disposta a continuare nelle operazioni militari» fino a quando «ci saranno sacche di resistenza», annunciando che il primo settembre si terrà a Parigi la Conferenza internazionale sulla Libia.

«Tutto il lavoro complementare in corso è positivo», ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera, Catherine Ashton. Dopo l’incontro del gruppo di contatto previsto per oggi a Istanbul, già sabato si riunirà al Cairo un vertice straordinario della Lega Araba dedicato al tema della Libia, che verrà rappresentata dal Consiglio Nazionale Transitorio. Negli ultimi quattro giorni il Consiglio di Bengasi è stato riconosciuto come interlocutore ufficiale anche da Tunisia, Egitto, Russia e Cina, tutti paesi che dall’inizio della crisi, a febbraio, avevano mantenuto una posizione più distante. I ribelli, che hanno annunciato elezioni tra otto mesi, hanno dichiarato che la Libia del dopo-Gheddafi «avrà relazioni speciali» con i paesi che hanno sostenuto la lotta di liberazione dal suo inizio, come l’Italia, che ha riconosciuto il Cnt il 4 aprile scorso, quasi un mese dopo la Francia, che già il 10 marzo aveva abbandonato Gheddafi. Il quale, oltre all’Angola, da ieri può contare su un altro Stato pronto ad ospitarlo: il Nicaragua.

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