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Soldati Ciad hanno ucciso in Mali Belmochtar

Moctar Belmochtar

Moctar Belmochtar

I soldati del Ciad che operano in Mali hanno annunciato di aver ucciso l’algerino Moctar Belmochtar, uno dei leader dell’ala nordafricana di al Qaeda che aveva rivendicato l’azione del mese scorso nel campo gaziero di In Amenas, dove morirono 37 ostaggi stranieri. Secondo un comunicato dello stato maggiore ciadiano, il capo integralista islamico è stato ucciso durante un attacco a una base ribelle di fondamentalisti nel massiccio dell’Ifoghas, vasta zona montagnosa ricca di grotte e da molti indicata come rifugio privilegiato dei capi dei gruppi terroristi. «Sabato 2 marzo a mezzogiorno – si legge nel comunicato – le forze del Ciad operative nel nord del Mali hanno distrutto completamente una base terroristica di jihadisti nel massiccio dell’Adrar dell’Ifoghas, più precisamente nella valle di Ametetai». Il testo, letto in televisione, precisa inoltre che «numerosi terroristi sono morti, e tra loro Moctar Belmochtar, soprannominato “il guercio”. Il leader terrorista Belmocatar si era allontanato da Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) lo scorso novembre, dando vita a un proprio gruppo islamico, denominato «Coloro che firmano col sangue», autore appunto del clamoroso e sanguinoso sequestro di massa dello scorso 16 gennaio nell’impianto del gas nel su-est dell’Algeria. La notizia fa seguito a quella diffusa sempre dalle truppe ciadiane, tre giorni fa, dell’uccisione di un altro leader di al Qaeda nel Maghreb islamico, Abdelhamid Abu Zeid. Una rivendicazione, quest’ultima, smentita dalla tv algerina Ennahar che ha attribuito la morte di Zeid, assieme a una quarantina di jihadisti, da parte delle truppe francesi. A quasi due mesi dall’inizio del conflitto contro i fondamentalisti islamici che hanno occupato il Nord del Mali, in questi giorni i combattimenti si concentrano proprio nell’area del massiccio di Ifoghas, dove sono in corso violenti combattimenti tra forze militari francesi e gruppi islamici. Secondo il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, l’area montuosa non lontana dal confine algerino, «è il settore in cui pensavamo che si fossero rifugiati i gruppi più radicali. Non ne eravamo sicuri, ora ne siamo certi. Siamo entrati a casa loro». Questa fase dell’intervento, ha proseguito il ministro francese «è più complicata, bisogna esaminare sul terreno, minuziosamente, lentamente, metro dopo metro, su un territorio che è comunque abbastanza vasto. Ma è lì che si trova il rifugio dei terroristi». Per questo, ha concluso, l’intervento dell’esercito francese proseguirà fino a quando «l’insieme di questo settore non sarà liberato completamente».

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