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Scandalo intercettazioni, vacilla il mito del bobby

Paul Stephenson

Paul Stephenson

Quando si pensa a Scotland Yard, la prima immagine che viene alla mente è quella di un corpo di polizia di élite, contraddistinto dal fiuto infallibile e dall’integrità dei suoi membri. Sarà perché i poliziotti britannici, i «bobby», lavorano a contatto con la gente, che si fida di loro. Sarà, anche, per l’influenza dei film polizieschi, delle storie di Sherlock Holmes. Il lascito del personaggio creato dalla penna di Arthur Conan Doyle è tale che il database della polizia, ancora oggi, viene abbreviato con la parola «Elementary», in onore al celebre adagio del detective. Eppure mai come oggi l’immagine dei bobby è stata messa a dura prova. Scotland Yard non è più il corpo dei poliziotti di quartiere che di regola girano disarmati (a meno che non debbano prendere parte a particolari azioni rischiose). Lo scandalo delle intercettazioni che sta affondando la News International di Rupert Murdoch ha colpito anche la polizia più celebre al mondo. Colpa delle indagini che rivelano episodi gravi di corruzione, inimmaginabili fino a pochi giorni fa. Le dimissioni del capo della Metropolitan Police, sir Paul Stephenson, è soltanto l’ultimo capitolo di una serie di accuse senza precedenti. Prima di lui, sul banco degli imputati erano finiti quattro membri di spicco di Scotland Yard – il suo ex boss Lord Ian Blair, il commissario che ora dirige le operazioni antiterrorismo John Yates, l’ex assistente commissario Andy Hayman e l’ex assistente commissario Peter Clarke. I quattro alti dirigenti della polizia britannica sono stati interrogati dalla commissione parlamentare sugli affari interni che ha chiesto loro perché nel 2009 non avevano riaperto l’inchiesta del 2006 sulle intercettazioni. E le loro risposte sono state giudicate, nel migliore dei casi, insoddisfacenti.

Il paradosso è che ora Scotland Yard è impegnata in una colossale indagine penale proprio su questo caso: undicimila pagine che contengono i nomi di circa 4.000 possibili intercettati sono stati consegnati dalla redazione del News of the World agli investigatori. E questo prima che il giornale venisse definitivamente chiuso, travolto dallo scandalo. Ma la lista non è stata sollecitata, come ci si sarebbe aspettato, dai detective, bensì dai vip vittime delle intrusioni nei loro cellulari. Un disastro che difficilmente potrà essere riparato in tempi brevi. E che nessuno avrebbe potuto neanche immaginare. Per dirla con Sherlock Holmes, «una volta eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, dev’essere la verità». di R.D.P.

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