La Poly Implant Prothese è stata la terza azienda mondiale del settore fino al fallimento del 2010, quando l’agenzia sanitaria francese Afssaps ha ritirato le protesi Pip dal mercato perché a grande rischio rottura. È emerso allora che per anni Mas ha ingannato le autorità dichiarando di utilizzare il gel conforme di produzione americana Nusil. Invece il 75 per cento delle protesi Pip contenevano un gel di produzione propria, meno caro, che permetteva a Mas di risparmiare fino ad un milione di euro ogni anno. Venti casi di cancro, di cui 16 al seno, sono stati denunciati in Francia negli ultimi mesi. Due donne, che per anni hanno portato protesi Pip, sono morte. Circa 2.500 denunce sono state sporte. Il Comitato medico che segue le vittime della Pip parla di più di mille casi di protesi rotte e di 500 infiammazioni al seno. Anche se nessun legame tra la malattia e il silicone è stato accertato fino a ora, diversi governi, su esempio di quello francese, hanno raccomandato alle donne di farsi ritirare le protesi.
Intanto in Italia, dopo l’allarme in Francia per la pericolosità di tali protesi, a maggior rischio di rottura, lo scorso 29 dicembre il ministro Balduzzi ha emanato un’ordinanza che «impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l’impianto di P.I.P. a partire dal primo gennaio 2001». Le Asl di riferimento dovevano ricevere tali segnalazioni e le Regioni avevano 10 giorni di tempo per notificare i dati al ministero. L’obiettivo è sapere con esattezza quante protesi a rischio sono state impiantate in Italia e dove. Premessa necessaria per poter valutare eventuali azioni successive. Secondo le stime iniziali, si è indicato in circa 4.300 il numero di impianti Pip in donne italiane. Gli impianti segnalati al ministero delle Asl sarebbero, dunque, in numero inferiore rispetto a quello stimato. Ciò si dovrebbe al fatto che le protesi potrebbero essere state impiantate anche presso ambulatori che potrebbero non aver notificato gli interventi eseguiti. Passo successivo sarà ora quello di indicare una strategia di intervento. Il ministero della Salute – sulla scorta di un primo parere del Consiglio superiore di sanità del 22 dicembre 2011 – ha già fatto sapere che si farà carico degli interventi di espianto delle Pip «laddove vi sia una indicazione clinico-medica specifica». © Luana De Micco
