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Profanate tombe in Libia di italiani e britannici

Mustafa Abd al-Jalil

Mustafa Abd al-Jalil

Duecento tombe di caduti britannici della seconda guerra mondiale in Libia sono state profanate in un atto apparentemente diretto contro non musulmani. La Croce della rimembranza è stata sfigurata a martellate. Una delle lapidi rovesciate ricorda Geoffrey Bonds, cappellano dei Topi del deserto del maresciallo Montgomery. Le lapidi sono state abbattute a calci, altre semidistrutte a martellate: il gesto immortalato su un video postato su Facebook. «Questa è la tomba di un cristiano», grida uno dei circa 30 vandali armati di kalashnikov mentre un altro addita la croce sulla pietra: «Sotto c’è un miscredente». Il Foreign office ha protestato con la Libia per un’azione che risale al 24 e 26 febbraio. Secondo i media britannici sarebbero state danneggiate anche tombe di italiani, una denuncia, quest’ultima, ridimensionata però da fonti diplomatiche a Bengasi: il cimitero militare italiano è stato smantellato negli anni Settanta e le salme portate in Italia, mentre in quello cattolico – non risultano «danni recenti». Il ministro degli esteri libico Khayyal e il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil hanno condannato gli attacchi come «un atto criminale e vergognoso».

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