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Papa Francesco, il primo latino-americano gesuita

Papa Francesco

Papa Francesco

Il primo papa gesuita. Il papa semplice. Il papa umile. Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, argentino, nato il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires da una famiglia di origine piemontese (il bisnonno era di Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, provincia di Asti; il padre nacque a Torino e poi emigrò) è già nel cuore dei fedeli cattolici di tutto il mondo. Chi lo conosce lo descrive come timido, schivo, attento ai poveri, di grande cultura. Ma anche personalità sorprendente. Nel suo passato l’amore per il tango e anche l’amore per una donna, prima di prendere i voti. «Avevo una fidanzata», racconta nel libro-intervista Il gesuita scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin (2010). «Lei era del gruppo di amici con cui andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa», racconta. Diplomato come tecnico chimico, sceglie il sacerdozio. Nel 1958 passa al noviziato della Compagnia di Gesù; compie studi umanistici in Cile e nel 1963 si laurea in filosofia, poi diventando professore di letteratura e psicologia. Sacerdote dal 1969. Negli anni 70 contesta l’apertura dei gesuiti alla Teologia della liberazione e questo forse gli vale l’accusa, giudicata ingiusta, di connivenza con il regime dei militari. Nel 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Buenos Aires. Si distingue per essere vicino ai poveri contrario a lussi e sprechi: senza auto blu né autisti usa i mezzi per girare. Ama i Promessi Sposi e la Divina Commedia, apprezza Chagall e Beethoven, rivede con piacere il film Il pranzo di Babette. E da buon argentino è tifoso di calcio: del San Lorenzo di Almagro, il club del quartiere Boedo di Buenos Aires, fondato nel 1908 da un salesiano. © P.Pastorini

Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana de Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

Papa Francesco ha chiesto a tutti i fedeli di recitare la preghiera del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre.

E adesso incominciamo questo cammino, Vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità a tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi incominciamo – mi aiuterà il mio cardinale vicario qui presente – sia fruttuoso per la evangelizzazione di questa sempre bella città… Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo io vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo chiedendo la benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

Adesso darò la benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e donne di buona volontà.

Bergoglio ha dato la benedizione Urbi et Orbi e ha concesso l’indulgenza plenaria, dopo una breve pausa ha salutato i fedeli.

Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto, ci vediamo presto. Domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo.

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