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Palestina nell’Unesco, ora la pace è più lontana

UNESCO

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I palestinesi esultano, Washington critica e punisce l’Unesco ritirando il suo contributo annuale di sessanta milioni di dollari; e Israele risponde con toni isterici al voto che, grazie anche a una spaccatura netta dell’Unione europea, ha concesso allo Stato palestinese, ancora tutto da definire, pieno accesso all’organizzazione culturale dell’Onu. «Voglio augurare il benvenuto alla Palestina» ha detto la direttrice generale dell’organismo, Irina Bokova, parlando tra gli applausi alla conferenza a Parigi. Per la leadership palestinese, si tratta di una vittoria altamente simbolica e anche se la richiesta di pieno riconoscimento presentata al Consiglio di sicurezza dal presidente Mahmoud Abbas non potrà superare il veto, già annunciato, degli Usa, indica il disappunto della comunità internazionale di fronte alla politica del governo israeliano. I negoziati per la pace sono fermi. Israele continua a costruire negli insediamenti, da tutti considerati un ostacolo alla pace, e respinge l’esortazione palestinese a bloccare le colonie per la durata delle trattative. Non è chiaro il senso del primo commento israeliano, quello del suo rappresentante all’Unesco – «È una tragedia» – mentre il premier Netanyahu, ricalcando le parole bellicose del suo ministro degli esteri Lieberman, è stato minaccioso: «Non ce ne staremo seduti con le braccia conserte verso queste mosse che danneggiano Israele».

Per la stampa israeliana, il voto indica il crescente isolamento di Israele di fronte a un governo sempre più spinto a destra e, scrive qualcuno, prigioniero dei «coloni come Lieberman». Per altri, la decisione dell’Unesco è poca cosa rispetto all’aggravarsi della situazione a Gaza (scambi di missili e incursioni aeree) e al timore che Netanayhu e il suo ministro della Difesa stiano puntando a un attacco preventivo contro il nucleare iraniano prima dell’inverno, con tutto ciò che comporterebbe per Israele e la regione. L’Italia in mancanza di una posizione concordata con le altre capitali dell’Ue si è astenuta dal voto a Parigi mentre Paesi come la Francia, il Belgio, la Spagna, l’Austria e la Russia hanno appoggiato l’adesione della Palestina guadagnando l’applauso della platea. 107 Stati si sono espressi a favore, 52 si sono astenuti e 14, tra cui Usa, Germania e Israele, hanno detto no.

La posizione dei Paesi europei era rimasta incerta fino al voto e a nulla sono valse le pressioni americane e israeliane. Solo pochi giorni fa, Parigi aveva definito «prematura» la richiesta di adesione della Palestina all’Unesco e la posizione espressa ieri sembra indicare la volontà di Sarkozy di portare avanti una posizione di avanguardia, talvolta di rottura, di fronte agli alleati europei. Il portavoce della Farnesina ha difeso la scelta italiana. Per il suo collega dell’Eliseo «oggi la questione era di sapere se la comunità internazionale rispondeva sì o no alla domanda di adesione della Palestina. E la Francia dice sì, la Palestina ha il diritto di diventare Stato membro dell’Unesco». Il confronto è già cominciato all’Unesco.

Washington ha risposto al voto definendolo «controproducente» e «prematuro» e annunciando il taglio dei suoi finanziamenti all’organizzazione internazionale, circa un terzo del bilancio. Una posizione schiacciata su Israele che tende a distanziare i paesi arabi dalla politica della Casa bianca: per la Lega araba, infatti, il voto è una «grande vittoria storica per il popolo palestinese». Soltanto «l’inizio di un processo», ha ammesso il rappresentante palestinese all’Onu, Riyad Al Maliki che dopo essersi lamentato per il mancato voto dell’Italia ha lodato quello della Francia: una «posizione che mostra grande maturità». © Eric Salerno

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