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Marò in India, risarcite le famiglie delle vittime

Salvatore Girone

Salvatore Girone

Per la prima volta una voce ufficiale del governo indiano ha sostenuto quello che l’Italia sostiene sin dal primo giorno in merito alla giurisdizione di riferimento per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i marò accusati della morte di due pescatori del Kerala. È successo durante un’udienza presso la Corte Suprema di Nuova Delhi sul rilascio della Enrica Lexie, la petroliera su cui prestavano servizio di antipirateria i due marò. Nel corso del dibattito l’avvocato dello Stato centrale che dipende dal Procuratore della Repubblica, Harin Rawal, ha duramente criticato l’operato della polizia del Kerala accusata di avere agito al di fuori delle sue competenze. «Quella polizia – ha sottolineato – non poteva far sequestrare la Enrica Lexie in quanto l’incidente è avvenuto oltre il limite delle acque territoriali delle 12 miglia nautiche». Immediata la replica del ministro capo dello stato del Kerala, Oommen Chandy, il quale ha ribattuto che «ogni iniziativa è stata presa in accordo con il governo centrale. L’incidente è avvenuto nel nostro territorio e abbiamo il diritto di applicare le nostre leggi». Lo scorso 2 aprile il ministro degli Esteri S.M. Krishna, in un incontro con lo stesso Chandy, aveva infatti elogiato il modo con cui il governo del Kerala aveva risposto alle preoccupazioni delle famiglie dei due pescatori uccisi e aveva lodato anche «la giusta decisione» di arrestare i due marò implicati. La posizione presa ieri dall’avvocato dello Stato indiano giunge quindi a sorpresa e potrebbe far pensare a una volontà del governo centrale di chiudere in fretta la vicenda. Se così fosse bisognerà capire che capacità di resistenza possa avere lo stato del Kerala e se abbia gli strumenti, giuridici e politici, per far fronte alla svolta di Nuova Delhi. Anche se, dopo oltre due mesi di tira e molla, bisognerà innanzitutto capire se si tratti davvero di una svolta o sia solamente l’inizio di una nuovo balletto di dichiarazioni e responsabilità.

Potrebbe essere un caso ma la dichiarazione dell’avvocato dello Stato è giunta all’indomani di un accordo di risarcimento, svelato ieri dai giornali indiani, tra l’Italia e le due famiglie dei pescatori uccisi (ancora non si sa da chi) la sera del 15 febbraio. L’Italia pagherà trecentomila euro di risarcimento. La conferma è arrivata a metà mattinata da Mosca per bocca del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola: «È stato un atto di donazione, di generosità, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico» che «non ha nulla a che fare con il procedimento giudiziario». «È un atto – ha aggiunto il ministro – che il governo italiano ha ritenuto di dover fare», per venire incontro alle sofferenze patite dalla famiglie dei due pescatori. Ancora un rinvio, invece, per il rilascio della Enrica Lexie. Ieri la Corte suprema indiana ha rinviato al 30 aprile l’udienza. Quando stava per dare il via libera alla partenza della nave il giudice ha constatato l’assenza di un documento di notifica alla moglie di uno dei due pescatori morti e ha disposto il rinvio. © Roberto Romagnoli

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