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L’Iran taglia il petrolio a Francia e Regno Unito

Petrolio Iran

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L’Iran non venderà più petrolio a Gran Bretagna e Francia. Lo ha annunciato ieri, il portavoce del ministero del Petrolio, Ali Reza Nikzad. Pur sollecitando la rapida ripresa delle trattative con l’Occidente sul nucleare, il Governo ha deciso di mandare un messaggio forte ai Paesi che più avevano sostenuto le sanzioni. Intanto, sempre ieri, il consigliere per la sicurezza nazionale Usa era a colloquio con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. La strategia americana sarebbe ritardare ogni eventuale prova di forza “affinché le sanzioni internazionali decretate nei confronti dell’Iran facciano il loro corso”. L’Iran è il secondo paese Opec per estrazione di petrolio ed è in grado di produrre 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno e ne esporta 2,5 milioni. Il 20% del petrolio iraniano viene esportato ai Paesi dell’Europa (circa 600 mila barili al giorno) soprattutto in Italia, Spagna e Grecia. Il 70% del restante greggio viene esportato in Asia in particolare alla Cina viene fornito il 22% al Giappone il 14% alla Corea del Sud il 10% e all’India il 13%.

Ma molte grandi compagnie come British Petroleum hanno già sospeso le forniture da Teheran, ecco perché il gesto del regime ha più valore politico che pratico. Le conseguenze probabilmente saranno poche, sostengono i commentatori britannici. Nikzad dice di avere già altri clienti pronti a comprare, secondo indiscrezioni si tratterebbe di Cina, Russia e Turchia. Ma la decisione di Ahmadinejad potrebbe avere lo scopo di mettere in guardia gli altri Paesi europei. La scorsa settimana la stampa iraniana aveva annunciato la sospensione della vendita di petrolio a Italia, Grecia, Spagna, Olanda e Portogallo. Poi il governo aveva smentito. A differenza di Parigi e Londra, però, Roma e gli altri Paesi del Mediterraneo importano da Teheran in modo massiccio. Secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia, nel 2011 proveniva dall’Iran il 13% del greggio arrivato in Italia, il 12% di quello acquistato dalla Spagna e il 30% di quello utilizzato dalla Grecia. Per l’italiana Eni esiste una clausola di salvezza contenuta nelle sanzioni. Potrà continuare a importare oltre la data prevista (il primo luglio) per farsi rimborsare in petrolio un credito di 2 miliardi di dollari. Le sanzioni europee sono scattate dopo l’annuncio di Ahmadinejad sui progressi del piano nucleare. In Israele la tensione è altissima ma l’Europa gioca la carta della diplomazia.

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