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Liberi i marinai della nave D’Amato, stiamo bene

La nave Rosalia D'Amato

La nave Rosalia D'Amato

La notizia era stata anticipata dalle agenzie di stampa ma la conferma doveva arrivare attraverso la chiamata di Orazio Lanza. «Siamo liberi, stiamo bene. Riprendiamo la navigazione, andiamo verso l’Oman, vogliamo arrivare a casa al più presto». Termina così, dopo sette mesi, il sequestro della Rosalia D’Amato, una vicenda che ha fatto vivere nell’angoscia anche sei famiglie di marittimi italiani: due di Procida, una di Meta, una di Vico Equense e due siciliane oltre, naturalmente, ai congiunti dei quindici filippini che completavano l’equipaggio. Ed è alle loro famiglie che sono andate le prime telefonate partite dagli uffici della compagnia: «Sono liberi, stanno bene, hanno ripreso la navigazione». E da tutti le stesse domanda: «Ma dove andranno ora? In quale porto sono diretti? Possono sbarcare subito?». Il filo diretto con la Farnesina, proprio per chiarire le modalità del rilascio, è andato avanti fino a pomeriggio inoltrato. Dall’unità di crisi solo nuovi inviti alla cautela: bisogna aspettare che i marittimi vengano presi in consegna dal capitano di fregata Cosimo Nicastro, incaricato dal comando generale della Guardia Costiera nazionale di seguire gli sviluppi. Il sequestro della nave per mano dei pirati somali era avvenuto il 21 aprile alle 4:15 e a bordo della nave Orazio Lanza, comandante, di Messina; Antonio Di Girolamo, direttore di macchina, di Mazara del Vallo (Trapani); Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina, entrambi di Procida (Napoli); Giuseppe Maresca, secondo ufficiale di coperta, di Vico Equense (Napoli), Pasquale Massa, primo ufficiale di coperta di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio.

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