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Le proteste contro l’arresto di Iulia Timoshenko

Iulia Timoschenko

Iulia Timoschenko

Non si fermano le proteste contro l’arresto della leader dell’opposizione, Iulia Timoshenko, deciso venerdì dal tribunale per il suo atteggiamento ostruzionistico verso il dibattimento e ritenuto irriverente verso corte e testimoni. Circa trenta tende sono state montate ieri per un sit-in di fronte al tribunale incaricato di giudicare l’ex premier. La zona, quella del centralissimo viale Khreshatik, è stata tappezzata di manifesti con lo slogan «Iulia, siamo con te!». Alcune decine di poliziotti stanno sorvegliando le persone scese in piazza, quasi tutti militanti di Patria, il partito di Timoshenko, che si dicono decisi a rimanere nelle tende fino a quando la loro leader non sarà liberata. I numeri sono ben lontani da quelli della Rivoluzione arancione filo occidentale del 2004, quando decine di migliaia di persone affollarono piazza Maidan, nel cuore di Kiev, ma l’ex premier Iulia Timoshenko è ancora capace di accendere gli animi di molti in Ucraina. Anche gli Stati Uniti hanno chiesto la liberazione dell’ex premier ucraina e, al fianco della pasionaria ucraina, si è schierato anche l’atleta di gran lunga più famoso dell’Ucraina. Si tratta del pugile Vitali Klitschko, che ha interrotto gli allenamenti appena ha saputo dell’arresto dell’ex premier ed è tornato a Kiev «per lottare per la democrazia».

Ad annunciarlo, nel suo blog personale, è lo stesso campione in carica dei pesi massimi, che il 10 settembre deve difendere il titolo contro il polacco Tomasz Adamek. «Ho saputo – scrive Klitschko – quello che è successo in Ucraina, ho interrotto la mia preparazione per il combattimento e sono rientrato a Kiev per un vero combattimento, quello per i valori democratici e la loro crescita qui in Ucraina».

Timoshenko, nel processo, è accusata di abuso di potere per aver imposto alla società statale energetica Naftogaz un accordo con il colosso russo Gazprom per le importazioni di gas nel 2009, senza il parere del governo da lei guidato. Secondo l’accusa, il prezzo concordato, di 450 dollari ogni 1000 metri cubi, sarebbe stato svantaggioso per l’Ucraina, con un danno finora di 130 milioni di euro. Iulia, che rischia dai sette ai dieci anni di carcere, si è sempre detta innocente e ha definito quello a suo carico un «processo farsa» orchestrato da Ianukovich per sbarazzarsi di lei a livello politico in vista delle elezioni parlamentari del 2012 e delle presidenziali del 2015.

L’arresto di Timoshenko, si legge in una nota dell’ambasciata statunitense a Kiev «ha suscitato preoccupazione nel mondo intero sull’applicazione dello Stato di diritto in Ucraina e contribuisce a far apparire il processo come politicamente motivato». Washington «chiede che la decisione dell’arresto sia riconsiderata e la liberazione esaminata immediatamente». L’ambasciata ha infine chiesto «di visitare Timoshenko nella sua cella». E a Kiev l’opposizione pare però ricompattarsi e il braccio destro di Iulia, Oleksandr Turcinov, ha annunciato che si sta organizzando un «Comitato di resistenza panucraino» che includerà partiti politici e organizzazioni pubbliche «che hanno come valori principali l’indipendenza, la libertà, la democrazia e il benessere di tutti i cittadini».

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