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Israele prepara l’attacco militare contro l’Iran

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Il 7 giugno 1981, una domenica pomeriggio, quattordici cacciabombardieri israeliani F-15 e F-16, mascherati da aerei giordani, si avventarono sul reattore iracheno Osirak. L’operazione, battezzata Babilonia e voluta dall’allora premier Begin, era stata tenuta segreta non soltanto a molti membri del governo ma anche a buona parte dei vertici militari di Tel Aviv. I piani nel cassetto dello Stato maggiore israeliano per distruggere o ritardare le ambizioni nucleari iraniane sono ben più complesse e, dopo anni di minacce e rivelazioni, difficilmente un attacco potrà sorprendere il regime degli ayatollah o le difese di Teheran. Ieri, l’Aiea, l’agenzia dell’Onu che fa il monitoraggio della proliferazione nucleare, ha consegnato agli stati membri il suo atteso rapporto sull’Iran. Le anticipazioni sembrano smentire le valutazioni di quasi tutti i servizi segreti occidentali, compresi quelli israeliani: nel giro di qualche mese Teheran sarà capace di costruire un ordigno nucleare.

Non è chiaro come i tecnici dell’Aiea siano riusciti ad arrivare a queste conclusioni, ma né Israele né i suoi alleati occidentali sono disposti a consentire a Teheran di entrare nel club esclusivo di chi detiene i mezzi per avere queste armi di distruzione di massa. E anche se un ex capo dell’Intelligence militare di Tel Aviv sostiene che l’Iran vuole la bomba ma non per attaccare Israele e il presidente Ahmadinejad insiste che il suo Paese non ha bisogno della bomba, il governo Netanyahu appare deciso a colpire se le sanzioni internazionali non si riveleranno sufficienti a scongiurare il pericolo.

Con l’avvicinarsi del momento della verità, come ha detto il presidente Peres, escono dai cassetti i piani possibili. Israele ha già dislocato alcuni dei suoi sommergibili nucleari muniti di missili cruise a portata dei numerosi siti iraniani da colpire. Altri missili a lunga gittata, i Gerico, potrebbero essere lanciati da basi in Israele mentre l’aviazione è stata addestrata a compiere operazioni a migliaia di chilometri di distanza. Fu grazie al rifornimento in volo dei cacciabombardieri che Israele potè distruggere Osirak e rientrare alle basi senza perdite. I satelliti spia di Tel Aviv tengono nel mirino i siti sotterranei protetti da metri di cemento armato, e reparti dell’Intelligence militare israeliano sarebbero già presenti nel territorio iraniano per eventualmente assistere i piloti. Fonti del Pentagono, mettendo le mani avanti, hanno detto di temere un’azione israeliana non concordata con Washington.

Teheran, poco convinta di un’ipotesi del genere, continua a ripetere che risponderà colpendo anche basi americane in Iraq e Afghanistan se l’Iran fosse bombardato. La verità, a giudicare dalle minacce e dalla retorica che sta infiammando la regione, è che si va configurando, se fosse necessario, una possibile azione militare Usa-Israele-Gb. Prima di arrivare a tanto, però, Israele sta spingendo Stati Uniti e l’Ue ad adottare sanzioni paralizzanti per la Banca centrale di Teheran. Obama, pur avendo duramente criticato e anche minacciato il regime iraniano, sembra poco incline a misure così drastiche per paura di rafforzare Ahmadinejad in un momento in cui le quotazioni del presidente iraniano sono in deciso ribasso. © Eric Salerno

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