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In Kazakistan voto non pluralistico

Nursultan Nazarbayev

Nursultan Nazarbayev

Trionfo annunciato alle elezioni legislative anticipate di ieri in Kazakhstan per Nur Otan, il partito di Nursultan Nazarbaiev, presidente dal 1991, nel momento più delicato per il paese in 20 anni di indipendenza dall’Urss, dopo gli scontri nell’ovest petrolifero. Annunciata anche l’ennesima bocciatura del voto dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nonostante i grandi sforzi di mostrarsi aperto del governo di Astana, che ha invitato 819 osservatori a monitorare le urne, e lasciato entrare altri due partiti in parlamento. Nur Otan, come anticipato dai sondaggi, ottiene un 80% pieno nei risultati preliminari. Ma per la prima volta superano lo sbarramento del 7% anche il Partito democratico Ak Jol (7,46%) e il Partito popolare comunista (7,2%). Entrambi filo-regime: il primo vicino al business e presieduto da un ex membro di Nur Otan, il secondo «leale» a differenza dell’altro Partito comunista esistente in Kazakhstan, che ha visto sospendere le proprie attività dalle autorità prima del voto. Fuori l’opposizione più critica, con alcuni partiti e candidati esclusi preventivamente.

Ma per gli osservatori dell’Odihr, l’ufficio dell’Osce per il monitoraggio elettorale, dell’Assemblea parlamentare Osce e del Consiglio d’Europa le elezioni «non hanno rispettato i principi democratici», «nonostante le ambizioni del governo di rafforzare il processo democratico». Anche se tecnicamente ben gestite, «sono mancate le condizioni per un voto genuinamente pluralistico» con varie barriere alla competizione. Una «elezione orchestrata», commenta Miklos Haraszti dell’Odihr, la campagna si è svolta in «un clima strettamente controllato» tra restrizioni alla libertà di riunione, autocensure dei media, minimo spazio all’opposizione sulle tv. Certamente un passo avanti l’ingresso di più partiti, riconosce il capo delegazione Joao Soares, paragonando tuttavia il Kazakhstan alla Polonia ante 1989: il multipartitismo è un elemento importante ed essenziale a creare dibattito, ma non basta a far democrazia, «occorre anche avere diverse opinioni».

Sospetta l’affluenza al 75%: «da Guinness dei primati». Un giudizio simile a quello ricevuto dalla Russia per il voto legislativo del 4 dicembre scorso: anche là un grande partito egemone e 6 sfidanti, un leader al potere da più di 10 anni e una opposizione «addomesticata». Ma i timori di una «primavera» nelle steppe sembrano remoti. A Zhanaozen, la città del petrolio dove la protesta degli operai del settore energetico il 16 dicembre scorso è sfociata in un bagno di sangue con 16 vittime, si è votato in stato d’assedio ma senza incidenti. E ora Nazarbaiev, per stornare i rischi di nuove proteste, vuole farne una «città modello». Ma i dati dell’affluenza nella capitale Astana (53%) e ad Almaty (41%), sono il segno di una classe media urbana emergente che sempre più si informa via Internet – non censurato nel paese salvo alcuni episodi – e che presto potrebbe chiedere di più.

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