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Guerra in Libia, il 31 ottobre stop a missione Nato

Muammar Gheddafi morto

Muammar Gheddafi morto

Da lunedì prossimo la Libia tornerà a essere uno stato pienamente sovrano. E mentre Saif al Islam Gheddafi, figlio del rais libico deposto e ucciso e ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi), è entrato in Niger – secondo fonti del Cnt, Consiglio nazionale di transizione (Cnt)- e starebbe cercando di trattare per consegnarsi alla Cpi, la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza sarà archiviata e il 19 marzo 2011, data del primo attacco aereo francese nei dintorni di Bengasi, sarà riportata nei libri di storia assieme a quella del 31 ottobre che sancirà la fine di Unified Protector, la missione Nato ufficialmente finalizzata a tutelare l’incolumità della popolazione civile. Ieri, infatti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione che prevede la fine della missione in Libia. La risoluzione, presentata da Russia e Gran Bretagna, dispone la fine del mandato dell’Alleanza Atlantica lunedì prossimo e nella stessa data anche la cessazione della «zona di non volo» nello spazio aereo libico. La risoluzione auspica anche la rapida creazione di una società inclusiva ed esorta le autorità libiche a intraprendere le misure necessarie a evitare rappresaglie e detenzioni arbitrarie, sottolineando che da questo momento spetta a loro proteggere la popolazione.

La decisione del Consiglio di Sicurezza è stata accolta positivamente dal Cnt, nonostante, ancora mercoledì sera, il presidente Jalil avesse lanciato l’ipotesi di un prolungamento della missione Nato fino alla fine dell’anno. E come primo esempio di buona volontà, il Cnt ha dichiarato ieri di essere determinato a processare gli assassini di Muammar Gheddafi, giustiziato subito dopo la cattura, il 20 ottobre. «Il responsabile dell’omicidio di Gheddafi sarà giudicato con un processo equo», ha dichiarato il vicepresidente del Cnt Abdul Hafiz Ghoga. Ieri della missione in Libia ha riferito in Senato il ministro della Difesa Ignazio La Russa che oltre ad affermare che «l’Italia è pronta a valutare e a fare la sua parte» per accompagnare la ricostruzione della Libia, ha sparato una bordata verso Parigi: «Ho sentito dire da esponenti francesi che loro hanno fatto molto per la Libia e che la Libia ora se ne deve ricordare. Noi non abbiamo bisogno di dire questo». © Roberto Romagnoli

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