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Guerra in Libia, Gheddafi è protetto dai tuareg

Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi

Correva l’anno 1969, era settembre quando il Movimento dei giovani ufficiali liberi depose il re Idris I di Libia e prense il potere in Libia. A guidarli è uno sconosciuto capitano dell’esercito, Muammar Gheddafi, 27 anni: «Io sono un beduino sperduto – il suo esordio – ho vissuto fra i nomadi e i beduini, sotto una tenda». Nel deserto, lì dove era cominciata la sua avventura sulla scena politica internazionale, ora il raìs cerca riparo mentre la sua stella tramonta sotto le bombe della Nato. Il colonnello si nasconderebbe nella zona di Ghadames, 550 km a sud-ovest di Tripoli, al confine con l’Algeria, sotto la protezione di una tribù di tuareg, ritenuti fedeli all’ex dittatore. La fonte è un autorevole rappresentante militare del Cnt, Hisham Buhagiar, secondo cui i figli Saif e Moutassem sarebbero uno a Bani Walid, l’altro a Sirte, le ultime due roccaforti dei lealisti: «Stanno entrambi pensando di lasciare la Libia per fuggire forse in Niger». Stessa sorte della moglie del colonnello, Safia, la figlia Aisha e i figli Hannibal e Mohammed, fuggiti in Algeria ad agosto. Sul campo proseguono i combattimenti.

Il Cnt ha rivolto un nuovo appello alla Nato affinché intensifichi i suoi bombardamenti per spezzare la resistenza negli ultimi due bastioni gheddafiani dove gli insorti non riescono a progredire, Sirte e Bani Walid, 170 km a sud di Tripoli, dove il comandante delle forze del Cnt, Daou al Salihine Jadak, è stato ucciso da un razzo. Tragica la situazione a Sirte, sulla quale incombe il pericolo di un disastro umanitario per carenza di acqua, elettricità, cibo e medecine. Intanto da Misurata è partito il C-130 dell’Aeronautica Militare che, su istruzioni del ministro degli Esteri Frattini, la Cooperazione italiana ha predisposto per il trasferimento in Italia di 25 cittadini libici vittime degli scontri in corso nel Paese.

I tuareg, il cui nome significa «Dio ci ha abbandonato», sono una popolazione nomade del Sahara, presente in Libia, Algeria, Marocco, Mali, Niger, Mauritania e Burkina Faso. Sono finiti nel mirino sia dei fedeli di Gheddafi, sia dei ribelli, e in migliaia hanno abbandonato la Libia meridionale negli ultimi mesi, per raggiungere l’Algeria o il Niger, ritenuti più sicuri. Che ci siano stretti legami tra Gheddafi e i tuareg è risaputo. Secondo AllAfrica.com, «a marzo migliaia di Tuareg sono stati arruolati dalla Libia e pagati migliaia di dollari attraverso l’ambasciata libica in Mali».

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