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Gheddafi sfida la Nato, sono in Libia e vincerò

Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi

«Menzogne»: ogni volta che si diffondono notizie su una possibile fuga all’estero di Gheddafi, il colonnello torna a far sentire la propria voce per rassicurare le forze che gli sono fedeli, strette dall’assedio dei ribelli. Il copione si è ripetuto anche l’altra notte: «Hanno detto di avermi visto in un convoglio verso il Niger, gli restano solo la guerra psicologica e le menzogne» ha detto il rais in un messaggio audio diffuso da Al Rai, la tv siriana utilizzata più volte dal leader deposto. «La Nato sarà sconfitta» ha detto Gheddafi lanciando i suoi strali contro «ratti e i mercenari». Una lugubre promessa: «noi siamo pronti a Tripoli e dovunque a intensificare gli attacchi contro i ratti e i mercenari». Ieri, tuttavia, gli insorti hanno continuato ad avanzare verso Sirte, sulla costa, prendendo il controllo della Valle Rossa, una delle vie d’accesso alla città natale di Gheddafi, mentre a Bani Walid i lealisti asserragliati in città hanno lanciato razzi sulle postazioni dei ribelli. Il secondo ultimatum perchè le città lealista deponga le armi sta per scadere. A Bani Walid la situazione sembrerebbe incerta. Per Qayed «i negoziati sono ancora in corso e se Allah vuole, non ci sarà spargimento di sangue. Restano altre ore per arrivare a una soluzione pacifica, poi toccherà al Cnt decidere cosa fare».

A sentire i ribelli sembra dunque questione di giorni prima che cadano gli ultimi bastioni di Gheddafi, anche se ieri la Nato ha annunciato di essere pronta a prolungare la missione oltre il termine del 26 settembre. La Nato e i suoi partner, ha confermato il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, «continueranno la missione fino a quando resterà la minaccia, ma non un minuto di più». Per gli insorti, l’obiettivo principale rimane trovare Gheddafi e i suoi figli. Il suo arresto è solo «una questione di tempo», secondo il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, Moreno Ocampo, che ha chiesto all’Interpol di emettere un avviso di ricerca internazionale contro di lui, suo figlio Saif al Islam e suo cognato Abdallah Al-Senussi, l’ex capo dei servizi segreti.

Intanto il premier del Cnt, Mahmoud Jibril è arrivato ieri a Tripoli per la sua prima visita nella capitale. «La battaglia non è ancora finita», ha ammonito tuttavia il numero due del Cnt, invitando le forze anti-Gheddafi a «stare unite» evitando di dividersi in «giochi politici». E c’è un’altra ombra che incombe sulla guerra di Libia. È la sparizione di armi dai depositi abbandonati di Gheddafi e finite – sembra – nelle mani di Al Qaeda. L’ultimo episodio, riferito dalla Cnn e da Human Rights Watch (Hrw), è la scomparsa di una grande quantità di missili terra-aria di fabbricazione russa da un deposito di Tripoli. Missili a spalla Grinch SA-24, conosciuti anche come Igla-S, equivalenti agli Stinger americani, Sono stati trovati inventari, liste di carico e decine di casse vuote. I Grinch SA-24 sono stati ideati per colpire aerei, elicotteri, droni e missili da crociera e possono abbattere un aereo in volo fino ad una quota di oltre 3000 metri. di Salvatore Lussu Il Mattino

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