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Esercito ribelli in Siria, stop al piano Annan

Ribelli in Siria

Ribelli in Siria

Il governo siriano nega di avere responsabilità nell’orrenda strage di 92 civili, tra i quali 32 bambini al di sotto dei dieci anni, perpetrata venerdì a Hula, una enclave sunnita in un territorio denso di villaggi alawiti, pro-Assad, a circa 20 km da Homs, luogo simbolo della rivolta contro il regime. I ribelli dell’Esercito siriano libero la pensano diversamente, e considerando il piano di pace mediato da Kofi Annan «oramai morto», annunciano la fine della tregua e invitano i propri membri a colpire le brigate del rais. Quello di Hula è un «massacro terrorista contro la popolazione», denuncia il portavoce del ministero degli Affari esteri di Damasco, Jihad Makdissi: «Donne, bambini e adulti sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco. Questo non è lo stile dell’eroico esercito siriano». I «terroristi erano armati con mortai e razzi anticarro, si tratta di un salto qualitativo». Per fare luce sulla strage il governo ha creato una commissione di inchiesta che renderà note le sue conclusioni «tra tre giorni». Sulla stampa filo-governativa fioccano le accuse, e torna in campo la teoria del complotto straniero. «Il massacro è parte integrante della cosiddetta guerra di intelligence contro la Siria», assicura Jamal al-Mahmoud, del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Damasco. «È una politica fomentata dai nemici del Paese, come gli Usa, il Qatar, la Turchia, l’Arabia Saudita e la Francia, per creare il caos invece di favorire il ripristino dell’ordine e della stabilità di cui hanno bisogno i siriani». La tv di Stato ha sostenuto che «gli abitanti di Hula hanno puntato l’indice contro» i terroristi di al Qaeda, accusando anch’essa i Paesi occidentali e le monarchie del Golfo di cospirare con il network creato da Osama bin Laden per attaccare la Siria. Sul fronte opposto dei ribelli, la strage ha avuto un effetto detonatore: «Dopo questa lunga attesa, una prova di pazienza e costanza, il comando congiunto dell’Esercito siriano libero (Esl) in Siria annuncia che non è più possibile rispettare il piano di pace mediato da Kofi Annan, che il regime utilizza a proprio vantaggio per perpetrare altri massacri contro i civili disarmati», ha affermato il portavoce dell’Esl, colonnello Qasim Saad Eddine, in un video postato su Youtube. «È chiaro che il piano Annan è morto, e Bashar al Assad e la sua gang criminale non capiscono altro che il linguaggio della forza e della violenza», ha aggiunto. «Esortiamo i nostri combattenti, i soldati e i rivoluzionari a condurre attacchi organizzati e pianificati contro i battaglioni di Assad e i membri del regime», tuona un altro leader dell’opposizione armata, il generale Mustafa Al-Sheikh. «L’unico linguaggio che il regime capirà è quello delle armi: aspettate e vedrete, faremo pagare loro ogni singola goccia di sangue che è stata versata», assicura Bassim al-Khaled, portavoce di un altro gruppo armato. E su questo i pareri sembrano concordanti: ci saranno altri morti, che si andranno ad aggiungere agli oltre 13.000 (secondo gli attivisti, per l’Onu sono più di 9.000), in maggioranza civili, uccisi dall’inizio della rivolta, a metà marzo 2011.

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