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Elezioni presidenziali Usa 2012, Romney in pole

Mitt Romney

Mitt Romney

Le televisioni dell’Iowa quasi tremano dalla violenza degli attacchi. Tutti contro tutti, i candidati alla nomination repubblicana hanno speso milioni di dollari in spot tv. E più l’appuntamento dei caucus si avvicina, più rabbiosi diventano. Questo, sostengono gli esperti, sarà il motivo principale per cui stasera l’affluenza degli elettori alle assemblee di partito sarà bassa. E Mitt Romney, che finalmente ha conquistato la posizione di leader in tutti i sondaggi più recenti, potrebbe realisticamente vincere la competizione in Iowa con meno voti di quelli che vi riportò nel 2008, quando perse dietro all’ex governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee. Il consolidarsi di Romney si deve in buona parte al fatto che l’establishment repubblicano si è serrato intorno a lui. Uno dei beniamini del partito, il governatore del New Jersey Chris Christie, è andato anzi a sostenerlo di persona. Per Romney è stato un gran colpo: Christie è uno dei pochi leader che gode di stima sia a Washington sia presso la base conservatrice. Lo scorso agosto, fu supplicato di scendere in campo personalmente. Rifiutò, ma non ha dimenticato il suo dovere verso il partito. E non ha dimenticato la gratitudine che deve a Romney, che nel 2009 lo ha aiutato a farsi eleggere governatore.

Christie ha ricordato agli elettori dell’Iowa che i sondaggi nazionali confermano che Romney ha buone chances di sconfiggere Obama il 6 novembre, sempre che riesca a superare le primarie. La presenza di Christie accanto a Romney ha fatto sognare un ticket Romney-Christie per novembre. Nei mesi scorsi Christie stesso aveva negato una simile possibilità, ammettendo di essere un carattere troppo «forte» per poter «fare la parte del vice». D’altro canto, in questi mesi il partito si è indebolito per la frattura fra l’establishment e la base schierata a destra e fedele al movimento del Tea Party. E a questo punto, Christie potrebbe forse lasciarsi convincere a fare da vice, per il bene del partito. Ideologicamente puri, i Tea Party rimangono diffidenti di una candidatura Romney. E difatti, mentre Romney riesce a conquistare un 24 per cento di approvazione, continua a essere incalzato dai candidati più vicini al movimento. In un qualsiasi altro anno elettorale, Romney avrebbe comunque potuto dormire sogni tranquilli. Ma quest’anno i repubblicani hanno cambiato i regolamenti: in 34 Stati non vige più il «chi vince piglia tutto», ma il proporzionale. Per questo è possibile che la battaglia per la conquista dei 1144 delegati necessari ad aggiudicarsi la nomination si estenda oltre gennaio, e arrivi ad aprile, quando si tengono le primarie di Stati di grande peso specifico (Texas, Pennsylvania, New York) © Anna Guaita

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