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Elezioni presidenziali russe, corsa a cinque

Vladimir Putin

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Sono iniziate le presidenziali russe. E come nelle migliori tradizioni del gigante slavo è scoppiato pure lo scandalo. L’ex deputato Grigorij Javlinskij non ha passato la registrazione. Secondo la Commissione elettorale il leader riformista, nonché uno dei capi dell’opposizione anti-Putin, ha presentato sì oltre 2 milioni di firme a sostegno della sua candidatura ma il 25,66% è da considerarsi non valido, poiché false o poco comprensibili o non rispondenti alle esigenze burocratiche di controllo. Insomma Javlinskij è fuori dalla corsa al Cremlino. Sono 5 i candidati registrati. Tre – ossia il comunista Zjuganov, il nazionalista Zhirinovskij ed il populista Mironov – hanno seguito la trafila parlamentare come leader di partito. Uno, il premier Putin, è stato presentato da «Russia Unita», la formazione del Cremlino. L’unico, proveniente dalla società civile, è il miliardario Mikhail Prokhorov. Tutte le altre candidature sono state bocciate. Il netto favorito delle presidenziali del 4 marzo è Vladimir Putin nonostante il sensibile calo di popolarità (dal 55 al 38%) degli ultimi mesi provocato dalla decisione del 24 settembre scorso di procedere alla staffetta con l’attuale capo del Cremlino, Dmitrij Medvedev. Il grande dubbio è se l’ex agente del Kgb riesca a vincere già al primo turno o sia costretto 15 giorni dopo ad andare al ballottaggio. Sulla carta gli altri quattro concorrenti non dovrebbero creargli problemi. Il nodo centrale è che le opposizioni, rimaste fuori dal Parlamento, stanno guidando un vasto moto di protesta popolare: il 4 febbraio è prevista la terza manifestazione nazionale contro i brogli alle parlamentari del 4 dicembre. La richiesta centrale è la volontà di avere nuove “elezioni libere e pulite”. A Mosca le autorità locali non hanno finora concesso tutte le autorizzazioni necessarie. Così il rischio di scontri di piazza è assai elevato. La lotta politica non è, purtroppo, priva di colpi bassi. All’organizzazione per la difesa dei diritti umani “Golos” è stato comunicato che dovrà liberare i suoi uffici di Mosca entro il primo febbraio nonostante abbia un regolare contratto d’affitto fino ad agosto. Questa Ong ha denunciato brogli su larga scala alle ultime legislative. Vladimir Putin tenta di tranquillizzare l’opinione pubblica. «Non vi sarà alcuna dittatura», ha affermato, mentre il suo portavoce Peshkov ha detto che il «premier non teme nessuno»”. Ma in un sondaggio della radio “Eco di Mosca”, ascoltata principalmente dagli intellettuali, Prokhorov a sorpresa batte tutti. © Giuseppe D’Amato Mosca.

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