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Elezioni Francia 2012, duello tv Hollande-Sarkozy

François Hollande

François Hollande

Parlano di rassemblement, di riunione, e invece è subito scontro, botta, risposta. Fin dai primi minuti, il faccia a faccia in diretta tv tra François Hollande e Nicolas Sarkozy fa scintille. Per quasi tre ore: il più lungo dibattitto nella storia delle presidenziali della Quinta Repubblica. «Voglio essere il presidente dell’unione» comincia Hollande. E Sarkozy: «C’è chi parla di unione, c’è chi la fa: non c’è mai stata violenza durante il mio quinquennato». Personalità contro personalità, il primo campo di battaglia del dibattito: Hollande il serafico e ironico stratega dei compromessi contro Sarkozy il volitivo e pugnace superpresidente. Sarkozy violento? «A sinistra mi hanno paragonato a Franco, Laval, a Petain, a perché no a Hitler. E lei signor Hollande non ha detto una parola. Quando il capofamiglia tace, approva l’oltraggio». Hollande non si commuove: «Monsieur Sarkozy, fare la vittima le riesce male. Usciamo da cinque anni in cui la Francia è stata divisa, è stata ferita». Anche quando si parla di cifre, di disoccupazione, crescita, immigrazione, sulla tecnica vince la passione. «La nostra disoccupazione è aumentata, la nostra competitività si è degradata e la Germania ha fatto meglio di noi» dice Hollande. Sarkozy: «La Germania che lei cita come esempio per demolire il mio bilancio è il paese che fa il contrario di tutto quello che lei propone e il modello a cui io mi ispiro, signor Hollande». Hollande «schiva» le riposte per Sarkozy. E per Hollande, «è sempre tutto colpa della crisi, e mai colpa sua monsieur Sarkozy». Il programma di Hollande è una «follia spendacciona», la presidenza di Sarkozy «ha raddoppiato il debito, e aiutato i ricchi». Risposta: «lei vuole meno ricchi, io meno poveri».

Sarkozy è stato sempre all’attacco («bugiardo», «piccolo calunniatore», «Ponzio Pilato») ma Hollande ha mostrato di saper gestire con tranquillità il vantaggio che gli regalano i pronostici. Sull’Europa ha ribadito l’intenzione di rivedere il patto di stabilità e di rilanciare la crescita: anche «Mario Monti, che non ha la mia stessa sensibilità politica – ha detto Hollande – è cosciente che non si può vivere in recessione». Italia protagonista del dibattitto anche con Silvio Berlusconi, responsabile come Sarkozy, secondo Hollande, di una sbagliata gestione della crisi. «Berlusconi non è mio amico perché ha auspicato la tua elezione» ha ribattuto Sarkozy». Milioni di francesi sono rimasti ieri quasi fino a mezzanotte davanti alle tv. Il match era stato preparato fin nei minimi particolari: temperatura (19 gradi per entrambi con microclimatizzatori ai piedi) altezza delle poltrone, lunghezza del tavolo (due metri e mezzo), venti telecamere, nessuna ripresa di profilo per Sarkozy, censura sulla calvizie di Hollande.

Tanti preparativi, tanta tensione, per quanti punti nei sondaggi? Pochi o zero secondo gli esperti. Se il faccia-a-faccia tv è ormai parte dell’immaginario collettivo della Francia, la storia elettorale dimostrerebbe che nessun dibattito è mai riuscito a modificare radicalmente il risultato di una presidenziale. Oggi Hollande continua a guidare la corsa con un anticipo che se si restringe è sempre confortevole: 53,54 contro 46,47 per Sarkozy. Più dei colpi messi a segno durante il dibattito, saranno i voti di estrema destra a pesare sul risultato finale di Sarkozy. E qui i conti potrebbero non tornare. Il primo maggio, davanti all’Opéra, Marine le Pen ha annunciato ai suoi che non voterà né Sarkozy né Hollande: scheda bianca contro i candidati «del sistema» in attesa «della vera battaglia, quella delle elezioni legislative» tra un mese. © Francesca Pierantozzi

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