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Attentato Norvegia, autobomba e spari a Oslo e Utøya

Attentato a Oslo

Attentato a Oslo

Il fumo si alza ancora verso il cielo da uno degli edifici investito dall’esplosione quando, da una località segreta, il primo ministro norvegese Jens Stoltemberg entra nelle case di un Paese sotto shock attraverso l’emittente Tv2 nazionale. E i norvegesi sono quasi tutti lì, davanti agli schermi, per capire, per essere rassicurati. Ma il primo ministro non ha parole tranquillizzanti. «La situazione è grave», esordisce il capo del governo, che appare fortemente scosso. La polizia gli ha consigliato di non rivelare da dove stia parlando e lui rispetta le consegne e prosegue: «Anche se sappiamo che queste cose possono succedere e siamo ormai preparati, quando ti ci trovi dentro è tutto maledettamente drammatico». Viene costantemente aggiornato sul numero dei morti e dei feriti dei due atti criminosi. «Reagiremo con decisione». Dice che «anche a Utøya – dove è avvenuta la sparatoria a un campus di giovani laburisti alla periferia della capitale – la situazione è molto critica». Sente di avere davanti a sé, dalle cittadine più meridionali fino a Capo Nord, un Paese frastornato e attonito. Ma non può trovare parole per rassicurarlo a far svanire l’incubo di una Norvegia sotto attacco. «La violenza non ci deve terrorizzare», ripete. «Nessuno può sperare di metterci a tacere» o «distruggere la nostra democrazia».

Smette di parlare e sugli schermi appare il segretario di Stato Kristian Amundsen che prova ad addolcire il dramma affermando che «essendo una festa pubblica, gli uffici governativi non erano così affollati come lo sono abitualmente». Ma le notizie che giungono dai luoghi degli attentati e dagli ospedali, dove molti feriti vengono definiti in gravi condizioni, piovono come un macigno sui telespettatori. A dieci minuti dal luogo dell’esplosione davanti all’Ufficio delle politiche energetiche, vive il padovano David Ercolin giunto lo scorso inverno a Oslo per lavoro. «Ho vissuto momenti drammatici perché la mia ragazza lavora a due passi da quell’ufficio. Ho parlato con lei e mi ha detto che l’esplosione è stata fortissima, che c’era fumo dappertutto».

David Ercolin, come il resto del Paese è incollato al televisore e ascolta con angoscia le notizie dell’evacuazione di una parte del centro di Oslo, della chiusura della stazione centrale, del timore di nuovi esplosioni, degli arresti all’aeroporto. Poi ecco arrivare le notizie della sparatoria, di altri morti e altri feriti. «Mi sembra impossibile e capisco come possa sentirsi traumatizzata la società norvegese. Questo è un Paese che non conosce crisi economica, dove tutto funziona a meraviglia. Immaginatevi che recentemente uno dei temi che più sta assillando i norvegesi è l’arrivo della microcriminalità. Le gente per la prima volta ha cominciato a subire furti in casa e ha provveduto a installare antifurti nelle abitazioni. Una cosa impensabile fino a poco tempo fa. Come si sentiranno ora davanti a questo giorno di sangue?».

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