Di Risio si è impegnato a riassumere da Fiat tutti i 926 lavoratori rimasti della Fiat entro la fine del 2013, ovvero del periodo coperto dalla cassa. In cambio l’impianto finora del Lingotto diventerà proprietà di Di Risio. Il combinato disposto delle due intese chiude così la vertenza aperta al ministero dello Sviluppo economico su Termini Imerese e seguita da Invitalia. Anche se adesso, spiega lo stesso advisor del ministero, inizieranno gli incontri con le altre quattro aziende che sono impegnate nella riqualificazione del polo industriale palermitano (Biogen, Lima group, Newcoop e Medstudios) I sindacati sono usciti dal dicastero di via Veneto piuttosto soddisfatti. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha sottolineato come il risultato sia il frutto «dell’impegno e delle lotte dei lavoratori». Secondo il segretario generale della Uil, Rocco Palombella, lo stabilimento può rivivere mentre il segretario nazionale della Fim, Bruno Vitali, ha spiegato come il congelamento dei requisiti pensionistici varrà per tutti i lavoratori interessati da accordi sulla mobilità firmati prima dell’arrivo della riforma.
Il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio D’Analfo, ha voluto ricordare il faticoso percorso compiuto: «Oggi abbiamo trovato la quadra di una trattativa complessa, raggiungendo un obiettivo non scontato», ovvero, ha sottolineato il leader della Fismic, Roberto Di Maulo, «la salvaguardia dei lavoratori». Positivi anche i commenti dei numeri uno di Cgil, Susanna Camusso, Cisl, Raffaele Bonanni, del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, mentre più scettico è sembrato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Non è stata una vittoria. Lo sarebbe stata solo se avessimo fatto un accordo simile a quello di Pomigliano». Un grazie a tutti arriva da Di Risio che sottolinea come sia nata «una nuova Dr», ora non più «assemblatore» ma «costruttore di automobili totalmente made in Italy, di fatto il secondo costruttore italiano di automobili in grado di dare nuovo impulso al mondo del lavoro in Italia».

