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Standard & Poor’s affonda Wall Street

Wall Street

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Lo spettro della recessione e il declassamento del debito Usa gelano Wall Street: il Nasdaq perde il 6,9% e il Dow Jones il 5,5%. La peggiore performance dal 2008. E così non basta nemmeno la forza di fuoco messa in campo dalla Bce per acquistare oltre 5 miliardi di euro (questa è la stima) di Btp e Bonos spagnoli a portare il sereno in Europa. L’onda di Wall Street travolge un po’ tutto. Anche Milano e Madrid, che meglio delle altre piazze fino a metà giornata avevano resistito alla nuova pioggia di vendite sull’Europa, anche grazie alla boccata d’ossigeno sui titoli di Stato. Bruciano così altri 197 miliardi di capitalizzazione del Vecchio Continente. E questa volta a franare di più sono Francoforte (-5,02%) e Parigi (-4,68%), accanto ad Atene (-5,84%). Seguono e ruota Londra (-3,39%) e Lisbona (-3,13%), mentre Madrid limita i danni al 2,44% e Milano si ferma a un meno 2,35%. A tenere banco è la forza delle vendite al primo risveglio dei mercati Usa dopo il downgrade degli Stati Uniti decretato venerdì scorso da Standard&Poor’s. Il New York Stock Exchange si è anche preparato all’apertura dei mercati invocando la poco usata Rule 48 prima dell’avvio degli scambi, che sospende la comunicazione delle indicazioni dei prezzi all’apertura.

Ma il tracollo c’è lo stesso. Gli indici americani arrivano a perdere oltre il 3%, i listini europei hanno appena archiviato l’ennesima debacle. Per Bank of America (Bofa) il tonfo raggiunge il 20%, dopo l’azione legale di Aig per recuperare una parte delle perdite causate da Bofa sui titoli legati ai mutui. Neanche la decisione di Moody’s di confermare il rating tripla A per il debito Usa serve a calmare le acque. Ma il bilancio si fa più pesante quando le Borse europee hanno già chiuso da tempo i battenti, dopo il taglio del rating a cascata delle società legate al governo americano, quali Fannie Mae e Freddie Mac. Le parole del presidente Obama sul taglio del rating alimentano poi nuove vendite. Finchè il Nasdaq perde il 6,9%, mentre il Dow Jones si ferma a un meno 5,5%. Si spiega così l’ennesima corsa all’oro, che sale al nuovo record di 1.700 dollari l’oncia.

Dall’America all’Europa sono per lo più i titoli ciclici (materie prime, tecnologici e auto) a sprofondare. Soprattutto dopo le previsioni negative di Bofa Merril Lynch sul mercato europeo e nordamericano dell’auto e dei veicoli industriali (l’indice europeo DJ Eurostoxx del settore cede il 7,7%). Non si salva Milano, che pure in mattinata aveva raggiunto un guadagno del 4%. La festa dura poco. Perché finiscono ancora nella bufera, a Piazza Affari, anche i titoli Fiat (-9,27%) e Fiat Industrial (-10,36%), sospesi per eccesso di ribasso. Tra i peggiori anche Pirelli (-9,64%) e Impregilo (-6,25%), mentre sono in controtendenza i titoli bancari, che beneficiano delle mosse della Bce.

Del resto, in mattinata lo spread tra Bund e Btp si è portato sotto i 300 punti base, dopo aver sfondato venerdì scorso la soglia dei 400 punti. Questo prima che il nervosismo prendesse il sopravvento fino a spingere di nuovo il differenziale di rendimento Italia-Germania, da quota 288 punti alla soglia di 302. Per i Bonos spagnoli, invece, la giornata inizia e si chiude intorno ai 288 punti di spread con i titoli tedeschi. di R. Amo.

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