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Spending review, ospedali salvi, Province tagliate

Unione delle Province d'Italia

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Il Consiglio dei ministri è rimasto riunito fino a tarda sera per dare il via libera al decreto sulla spending review. Il varo del provvedimento è arrivato dopo un lungo braccio di ferro. È di 26 miliardi complessivi la portata dell’intervento previsto dal decreto sulla spending review varato dal governo. Confermati il taglio delle Province, all’inizio escluso, e la stretta sugli statali: 10% degli organici in meno per la generalità dei dipendenti pubblici. “Il Governo ha accolto la nostra richiesta di accelerare sulla riorganizzazione delle istituzioni locali inserendo da subito la riforma delle Province nella spending review”. È il commento positivo del Presidente dell’Upi all’indomani del Consiglio dei Ministri sulla spending review. I criteri di dettaglio, basati su elementi quali popolazione e superficie, dovranno essere definiti con un provvedimento successivo nei prossimi venti giorni, ma il taglio dovrebbe essere del 50 per cento circa. Contemporaneamente saranno istituiti nei dieci centri maggiori le città metropolitane (Roma, Milano, Torino, Venezia, Napoli, Genova, Firenze, Bologna, Bari, Reggio Calabria, mentre per quel che riguarda i Comuni l’obiettivo è favorire la loro unione, attraverso la messa in comune delle funzioni principali. Tagli anche alla sanità, ma i piccoli ospedali non saranno chiusi d’autorità come minacciava la prima bozza del decreto: decideranno caso per caso le Regioni, che dovranno tagliare 18 mila posti letto. Si deciderà caso per caso; e soprattutto, a decidere saranno le regioni, a cui la Costituzione affida il compito di tutelare la salute dei cittadini. Il sistema sanitario nazionale nel suo insieme, comunque, dovrà avvicinarsi alla media europea del rapporto fra posti letto e popolazione. E per riuscirci dovrà tagliare, negli ospedali di ogni dimensione, quasi diciottomila posti letto. Dovrà poi sforbiciare anche la spesa per farmaci e altre forniture. In tutto, fra adesso e la fine del 2014, dovrà risparmiare cinque miliardi. L’aumento dell’Iva slitta a luglio 2013. Il premier Monti assicura che il testo arriverà in brevissimo tempo all’esame del Parlamento e lo ha illustrato questa notte in conferenza stampa: il governo, ha spiegato, ha deciso di «scartare la via più semplice dei tagli lineari per accingersi su quella più complessa, ma strutturalmente più proficua, dell’analisi della struttura della spesa».

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