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Social card, ripristinata la parità tra Nord e Sud

Social card

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I poveri sono poveri, da nord a sud indipendentemente dal costo della vita. Un principio semplice, ma messo in discussione al momento dell’introduzione della social card. E ora ristabilito e riconosciuto dal governo Monti, dopo la protesta formale dei sindaci di Napoli e di Bari, Luigi de Magistris e Michele Emiliano, messa nero su bianco in una lettera inviata al premier Mario Monti. L’iniqua sperequazione introdotta in verità dai lumbard nel progetto del precedente esecutivo, fatto proprio con qualche sostanziale modifica da Monti, stabiliva infatti – in base alle statistiche Istat – una differenza sostanziale negli aiuti alle famiglie tra il nord e il sud. E così chi risiede a Milano avrebbe avuto diritto a una somma tra un minimo di 110 euro e un massimo di 274, mentre a Napoli o Bari l’asticella della somma concessa sarebbe scesa sostanzialmente, partendo da un minimo di 80 fino ad un massimo di 212 euro al mese. La modifica del provvedimento è giunta ieri al termine di un colloquio tra l’assessore allo Sviluppo di palazzo San Giacomo, Marco Esposito e il sottosegretario al Lavoro Cecilia Guerra. «Non ci sembrava corretto – spiega Esposito – che la cifra fosse più alta in un comune del nord rispetto ad uno del sud anche perché se è vero che la vita è meno cara nel meridione, è altrettanto certo che al sud i servizi sono nettamente inferiori rispetto alle città del nord». Non ci saranno dunque differenze territoriali. Un principio che se fosse passato poteva incidere negativamente anche in altri settori. Una vittoria per i due sindaci del Sud che si sono battuti per eliminare le paventate disuguaglianze. I tempi e i modi della distribuzione della social card devono essere ancora stabiliti. La carta avrà carattere sperimentale, durerà un anno, verrà distribuita a partire da aprile o maggio (una volta emanati i decreti attuativi) e coinvolgerà complessivamente 12 città: Torino, Milano, Venezia, Genova, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Catania. Il tesoretto, se così può essere definito, messo a disposizione dallo Stato per i più bisognosi è di 50 milioni di euro. Facendo qualche calcolo a Napoli potrebbero arrivare approssimativamente circa 10 mila social card distribuite in modo «universalistico». In sostanza ad averne diritto non saranno solo le famiglie con componenti sopra i 65 anni o sotto i tre, ma tutti i nuclei che vivono in povertà assoluta. È destinata ai cittadini italiani ma anche ai comunitari residenti e agli extracomunitari in possesso di permesso per soggiornanti di lungo periodo. Quanto avranno gli indigenti non è stato ancora stabilito. Potrebbe essere un mix di soldi e servizi, ovvero un contribuito economico con una rete di assistenza contro il disagio. Di sicuro le risorse saranno superiori rispetto alle card del 2008, i quaranta euro di allora (venivano caricati sulle speciali carte ogni due mesi) potrebbero arrivare a 80 ma sono solo ipotesi al momento in fase di studio. Certo è che i Comuni e il terzo settore, ovvero il welfare locale, avranno un ruolo fondamentale nell’individuazione degli indigenti. Ci saranno fondi a disposizione ma anche e soprattutto una rete di sostegno contro la povertà assoluta che non passerà più attraverso gli «enti caritativi». © Elena Romanazzi

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