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Rivalutazione delle pensioni garantita fino a 2.380 euro

Maurizio Sacconi

Maurizio Sacconi

Torna in ballo anche l’età di vecchiaia delle lavoratrici private nel lavoro di preparazione degli emendamenti al decreto-manovra, che saranno formalizzati da martedì. Accanto ad un nuovo schema per la rivalutazione delle pensioni, che salvi quelle fino a 2.380 euro lorde al mese (cinque volte il minimo) all’interno del Pdl è stata ipotizzata un’accelerazione del lentissimo percorso che dovrebbe portare nel 2032 alla parificazione tra uomini e donne. L’ipotesi è iniziare la marcia di avvicinamento nel 2015, invece che nel 2020, e concluderla nell’arco di otto anni. Si tratta di un tema politicamente delicato, per la grande prudenza del ministro Sacconi e per la decisa opposizione della Lega ad un intervento che non sia lontano nel tempo; dunque è possibile che alla fine tutto rimanga così com’è, anche se una revisione della norma avrebbe certamente il sostegno di Confindustria.
Ugualmente sensibile è la materia della reversibilità. Un altro emendamento allo studio prevede al posto del meccanismo ideato dalla Lega per scoraggiare i matrimoni di comodo tra anziani e badanti, un riassetto generale del sistema: l’assegno ai superstiti verrebbe ridotto in proporzione all’aspettativa di vita del beneficiario.

Sulla rivalutazione annuale delle pensioni il problema principale è assicurare risorse equivalenti a quelle che derivano dall’impianto del decreto. Si ragiona quindi su un blocco totale dell’adeguamento per i trattamenti al di sopra delle cinque volte il minimo Inps (2.380 euro lordi mensili): non sarebbe riconosciuto loro nessun aumento, nemmeno sulla fascia di pensione inferiore a questa soglia. Per i trattamenti più bassi, la situazione resterebbe congelata alla legislazione pre-decreto, che già prevedeva, accanto alla rivalutazione piena per la fascia fino a tre volte il minimo (circa 1.430 euro al mese lordi), un adeguamento al 90 per cento per quella tra tre e cinque volte il minimo. Verrebbero così tutelate le pensioni medio-basse a scapito di quelle più alte (anche se naturalmente non tutte d’oro).

In campo fiscale accanto ad un ammorbidimento della stretta sul deposito titoli si lavora per venire incontro alle concessionarie pubbliche severamente colpite dalla riduzione all’1 per cento della quota di ammortamento. I risparmi di gettito derivanti da questa correzione legislativa (218 milioni nel 2012, 125 per ciascuno due anni successivi) dovrebbero essere recuperati a carico delle concessionarie stesse, ma con una misura che non penalizzi in maniera così dura gli investimenti futuri e le prospettive dell’intero settore delle infrastrutture. di L. Ci.

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