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Ritardi sui fondi europei, la Campania è ultima

Fabrizio Barca

Fabrizio Barca

Le parole «ufficiali» mascherano ma solo in parte l’allarme. Ancora una volta, nonostante qualche timido segnale, il Mezzogiorno arriva in ritardo alla certificazione dei fondi europei già stanziati, appuntamento tutt’altro che di routine nella gestione di queste risorse. «Sono sicuro che ci sarà l’impegno di tutti per raggiungere i target fissati» dice il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca che solo poche settimane fa, in occasione del varo del Piano Sud per i giovani e le infrastrutture del Mezzogiorno aveva detto apertamente che per il Sud sarebbe stato difficile, d’ora in poi, trovare alibi. Evidentemente la strada resta in salita nonostante il continuo coinvolgimento delle Regioni a ogni livello (governo nazionale e Commissione europea in testa): i dati relativi a tutto il mese di maggio parlano solo di una leggera, quasi impercettibile crescita della spesa pari all’1,1%. Troppo poco perché si possa guardare alle prossime scadenze, in particolare a quella di ottobre, con un pizzico di ottimismo in più. «Lo stato di attuazione della politica di coesione misurato al 31 maggio sulla base delle certificazioni di spesa presentate a Bruxelles indica il raggiungimento di una percentuale di spesa del 25,1%», si legge nella nota diffusa ieri pomeriggio dal ministero. Che naturalmente guarda al bicchiere mezzo pieno sottolineando che una inversione di tendenza comunque si è registrata: «Il confronto con la dinamica degli anni precedenti mostra che con l’introduzione di un target nazionale, pur non ambizioso, espresso in termini di spesa, si è iniziata a correggere l’attitudine delle amministrazioni a concentrare le certificazioni nei mesi terminali dell’anno». La lieve accelerazione, viene ricordato, «ha consentito di superare di circa un punto percentuale (1,1%) l’obiettivo aggregato misurato rispetto alle nuove dotazioni dei programmi operativi (ridimensionate a favore del Piano Azione Coesione)». Inoltre «il superamento del target di maggio ha riguardato tutti i programmi del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, salvo quelli che, essendo coinvolti nel Piano Azione Coesione, vedranno in ottobre il loro primo momento di verifica in ottobre». Ma il ministero è realista e ricorda che «il conseguimento dei target nazionali di ottobre e di quelli comunitari di dicembre, cui sono legate sanzioni, è possibile ma certamente assai impegnativo». Insomma, bisogna correre e persino… in fretta, sfruttando anche i mesi estivi (e la cosa non sembra affatto di ordinaria amministrazione). Barca rilancia l’ottimismo, e si dice certo di «un ulteriore, fortissimo impegno di tutti per accelerare la spesa entro la fine dell’anno». Ma, come detto, il percorso non sembra per nulla agevole anche perché la velocità e l’operatività degli enti locali non sono uniformi. È sempre il ministero per la Coesione territoriale a evidenziarlo: sono ancora «ampi» i divari di performance fra i diversi programmi, si legge nel documento del dicastero. E cioè: complessivamente si conferma una performance migliore per i sedici programmi regionali delle aree più sviluppate con minore dotazione di risorse(queste spendono decisamente di più delle altre, 32,7 contro 22,1 per cento). Ben diverso lo sprint dei territori meno sviluppati: il programma più efficiente è quello nazionale per l’istruzione (43,7%), mentre le performance più basse riguardano la Campania (11,9%), Sicilia (14,5%) e il programma Trasporti (11,9%). Per la Campania però si evidenzia «una promettente ripresa delle certificazioni», mentre la Sicilia, «pur su un livello appena superiore a questa, mostra una situazione statica di grande preoccupazione».

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