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Riforma pensioni Monti, il peso sulle donne

Riforma delle pensioni

Riforma delle pensioni

In termini di incidenza sulle risorse disponibili saranno soprattutto le persone e le famiglie con redditi medi a pagare, inclusi i pensionati con poco più del minimo. Ma le persone che correranno i rischi più alti sono i lavoratori e lavoratrici ultracinquantenni: non solo si vedono modificato l’ammontare della futura pensione con il passaggio al sistema contributivo pro quota, ma vedono allungarsi l’età della pensione senza che sia prevista alcuna garanzia di reddito nel caso, non improbabile, perdano il lavoro prima. Il ceto medio proprietario di casa sopporterà il peso maggiore della reintroduzione dell’ICI e dell’aumento inevitabile nelle tariffe dei servizi, senza avere una ragionevole speranza che questo aiuti almeno i figli che si affacciano all’età adulta ad avere un lavoro adeguato e con un orizzonte temporale non troppo limitato. Un costo aggiuntivo sarà sopportato dalle donne, che dovranno intensificare il loro lavoro familiare. Al solito, non c’è traccia di particolare attenzione per le famiglie con figli a carico o con responsabilità verso persone non autosufficienti: gli aumenti di imposte, insieme alla riduzione delle risorse che gli enti locali possono destinare ai servizi, di fatto sovraccaricano le famiglie. Non si vede, per altro, come in questo modo possa riprendere l’economia. Sarebbe ora di incominciare a pensare al welfare come forma di investimento.

Pensione di vecchiaia. Le donne andranno in pensione dopo aver compiuto 62 anni (62 e 6 mesi per le autonome) e gli uomini dopo aver compiuto 66 anni (66 e sei mesi per gli autonomi). Si tratta dell’età effettiva. Infatti, le finestre di uscita (12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi) sono abolite. Superata questa età, spetta al singolo cittadino scegliere quando andare in pensione fino al raggiungimento dei 70 anni previsti dal meccanismo di adeguamento dell’età alla speranza di vita. Le donne raggiungeranno i 66 anni degli uomini nel 2018. A partire dal 2020 l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Per beneficiarne, comunque, occorrerà avere un’anzianità contributiva minima di 20 anni se l’assegno risulta essere non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (oggi 467,42 euro).

Contributivo per tutti. Scatta per tutti il sistema di calcolo contributivo. Chi ha iniziato a lavorare entro il 1995, il contributivo sarà pro rata. Riguarderà, cioè, solo il calcolo della pensione relativo ai contributi versati dopo il 1° gennaio 2012. Con il sistema contributivo la pensione viene commisurata ai contributi effettivamente versati. Quindi se si va in pensione più tardi si prende una pensione più alta; altrimenti la pensione si riduce automaticamente.

Pensione di anzianità. Come si è detto, non esiste più. D’ora in poi si parla di «pensione anticipata». Per usufruirne, dal 1° gennaio, le donne avranno bisogno di almeno 41 anni e 1 mese di contributi versati, gli uomini di 42 anni e 1 mese. E’ prevista una norma transitoria per chi accede a queste pensioni arrivando dal sistema misto, in parte retributivo (per i contributi versati fino al 31 dicembre 2011) e in parte contributivo (per la quota successiva al 1° gennaio 2012). In sostanza, per loro, oltre ai 42 anni e 1 mese sarà necessario avere compiuto anche 63 anni di età altrimenti pagheranno una penalità del 3% (sulla quota retributiva) per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento. Per chi invece ha il contributivo pieno e, avendo raggiunto la soglia dei 42 anni di contributi vuole lasciare il lavoro prima dei 63 anni la penalizzazione è implicita: avrà per forza una pensione più bassa.

Finestre. Sono abolite.

Autonomi. Dal 1° gennaio le aliquote contributive di artigiani e commercianti (oggi pari a circa il 18%) vengono aumentate dello 0,3% annuo fino a raggiungere il livello del 22%. Per i professionisti è previsto l’obbligo, entro il 31 marzo 2012, di adeguare i propri regimi per assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa con una visione temporale di 50 anni. Per chi non lo farà è previsto l’adeguamento al pro-rata oltre ad un contributo di solidarietà dell’1% a carico dei pensionati che saranno determinati dal ministero del Lavoro.

Rivalutazione. Per il 2012 e per il 2013 è congelato l’adeguamento all’inflazione. Unica eccezione, le pensioni minime (467,42 euro) e quelle pari al doppio del minimo che beneficieranno pienamente dell’indicizzazione all’inflazione.

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