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Riforma pensioni, età pensionabile a 67 anni

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

L’Unione Europea dà l’ultimatum all’Italia (48 ore per tirare fuori le misure adeguate sul debito pubblico e la crescita, entro il vertice di mercoledì) e il premier Berlusconi pensa di portare l’età pensionabile a 67 anni. Un’idea che incontra le resistenze della Lega Nord. «In Europa – ha detto il premier – si è parlato di un limite uguale per tutti, a 67 anni. Siamo l’unico paese ad avere anche le pensioni di anzianità». Convulse trattative ma quello che si legge nelle facce della maggioranza è una crisi di governo che potrebbe riaprire gli scenari del 1994 – quando Bossi fece cadere il governo Berlusconi. Ma l’attenzione degli italiani è capire come cambierebbero i criteri per godere della pensione. Ecco un vademecum per orientarsi nella giungla delle pensioni.

Basteranno quaranta anni di contributi?
Il governo sarebbe intenzionato ad introdurre la famigerata quota 100, somma dell’età anagrafica e degli anni di vita lavorativa. La quota per il 2011 era già stata portata a 95 (59 anni di età e 36 di contributi o 60 più 35 per i dipendenti) per poi salire nel 2012 a 96 e dal 2013 a 97. Ulteriori innalzamenti erano stati introdotti con le cosiddette finestre mobili. Con un nuovo intervento anche chi ha accumulato 40 anni di lavoro dovrà aver compiuto i 60 anni di età per andare in pensione.

Cosa succede per le donne nei vari settori?
In Italia era prevista una distinzione fra uomini e donne nell’accesso alla pensione di vecchiaia: 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. L’Ue ha chiesto all’Italia di intervenire. Oggi è previsto che le donne occupate nella Pa accedano alla pensione a 65 anni dal 2012. Per il settore privato saranno necessari per le donne 65 anni dagli attuali 60 a partire dal 2026, al termine di un graduale innalzamento che inizierà nel 2014. Si studia però la possibilità di anticipare la data dell’entrata a regime della riforma.

Quali sono le aspettative per i giovani?
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 rischia di attendere fin oltre i 69 anni per godere del meritato riposo. Questa potrebbe essere infatti l’età di pensionamento di vecchiaia richiesta nel 2046, per effetto di misure come la finestra mobile (la pensione decorre con ritardo di 12-18 mesi rispetto alla maturazione dei requisiti), aumento a 65 (o addirittura a 67) anni dell’età di vecchiaia, adeguamento automatico ogni tre anni dell’età pensionabile alla speranza di vita.

Quanti anni per la pensioni di vecchiaia?
Con le nuove misure allo studio in questi giorni del governo e contenute nel decreto sviluppo, per la pensione di vecchiaia potrebbe essere necessario aver raggiunto i 67 anni senza più alcuna distinzione fra uomini e donne. Nei principali Paesi dell’Unione Europea l’accesso alla pensione di vecchiaia è previsto a 65 anni senza differenze di genere. Molti Stati come Germania e Regno Unito hanno tuttavia già previsto un aumento graduale dell’età pensionabile fino ai 67/68 anni.

Cambierà il concetto di reversibilità?

La pensione di reversibilità è quella che spetta, per esempio, al coniuge nel caso di morte del lavoratore già pensionato. Ora il governo potrebbe decidere di ridurre l’assegno sulla base dell’aspettativa di vita del pensionato, penalizzando chi ha una aspettativa di vita, e quindi di pensione, molto lunga. Per questo, nel caso in cui la proposta fosse avanzata e diventasse legge, a rischiare sarebbe soprattutto chi ha un’età molto inferiore a quella del coniuge.

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