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Riforma delle pensioni, serve un accordo

Maurizio Sacconi

Maurizio Sacconi

Il governo chiede alle parti sociali un «avviso comune» sulle pensioni per accelerare i tempi di transizione e portare il sistema a regime (sull’età per la vecchiaia delle donne, l’anzianità, l’aspettativa di vita e il calcolo contributivo) in tempi più brevi. Ma se la Confindustria ritiene che sia necessario affrontare l’argomento previdenziale i sindacati dicono di no e avvertono che i lavoratori «hanno già dato». «Sulla definizione della transizione – ha detto ieri il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – sarebbe utile un avviso comune tra le parti. Le parti sono spaccate». Sacconi ha sottolineato che il governo «ha riformato il sistema producendo a regime un equilibrio», ma ha ammesso che qualcosa ancora si può fare sulla transizione, ovvero sulle norme previste per l’equiparazione dell’età di vecchiaia per donne e uomini nel settore privato, per il rafforzamento del contributivo, l’adeguamento dell’età all’aspettativa di vita e le pensioni di anzianità». E che bisogna «riprodurre un riequilibrio tra generazioni a favore dei giovani».

Alla domanda se il governo interverrà comunque in assenza di un avviso comune delle parti sociali (improbabile dopo le misure prese negli ultimi due anni) Sacconi non ha risposto limitandosi ad auspicare un confronto tra le parti. Ma da alcune aree della maggioranza si preme per intervenire sulle pensioni di anzianità aumentando l’età minima prevista per l’uscita dal lavoro in età anticipata rispetto alla vecchiaia. Dal 2011 i lavoratori dipendenti escono con 60 anni di età e quota 96 tra età e contributi (61 e quota 97 dal 2013) ma si studia una accelerazione ad esempio arrivando a 61 anni già nel 2012 e a 62 nel 2013, età alla quale bisogna comunque aggiungere l’anno di finestra mobile (previsto a partire da quest’anno) e i tre mesi di aumento legati all’aspettativa di vita.

I sindacati dicono no a nuovi interventi e sottolineano che i lavoratori hanno già dato. Già con le norme approvate finora – ricorda la Cgil – le donne si troveranno ad andare effettivamente in pensione di vecchiaia nel 2031 a 68 anni e due mesi. L’età effettiva del ritiro delle donne già tra 10 anni, nel 2021 sarà di 64 anni e 8 mesi. «Non abbiamo alcuna intenzione – dice il segretario confederale Cisl Maurizio Petriccioli – di discutere di pensioni ancor di più in un clima di concertazione sfilacciata come quella attuale». Per il leader Uil Angeletti «le pensioni sono troppo basse e lo saranno soprattutto per i giovani. Se questo è il tema siamo disposti a parlarne».

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