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Riforma del lavoro, imprese vanno in pressing

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

Parola d’ordine: dare battaglia sulla riforma del mercato del lavoro. Cercando di trovare in fretta una linea strategica per modificare l’indigesto decreto varato dal Governo, composto di circa 70 articoli, che potrebbe arrivare al Senato entro due mesi per il primo via libera. Non c’è tempo da perdere, dunque. E le imprese vogliono sfruttarlo tutto. Così i vertici di Confindustria, rete imprese, Abi, cooperative e Ania si vedranno domani nella foresteria di Viale dell’Astronomia per fare il punto della situazione e preparare insieme una piattaforma comune da sottoporre al Parlamento. Una base di lavoro utile per intervenire e cambiare nel profondo l’architettura messa a punto dal tandem Monti-Fornero. Dalla riunione, dicono in queste ore in Confindustria, non uscirà un documento ufficiale perché, anche tra le imprese, ci sono sensibilità diverse ed è presto per una sintesi. Ma ci sono comunque alcuni punti fermi. La riforma, così com’è, è viene giudicata inaccettabile.

E gli uomini vicini ad Emma Marcegaglia sperano che il governo, nelle prossime settimane, si convinca a tornare «allo spirito di equilibrio, su contratti e flessibilità in entrata e in uscita, che era maturato il 22 marzo scorso». Vale a dire al giorno in cui, da Palazzo Chigi, i ministri avevano chiuso una riforma prendere o lasciare, nella quale, alla voce licenziamenti economici, si parlava di semplice indennizzo economico. Con la conseguenza automatica che la parola reintegro sul posto di lavoro era stata, in tutti i casi, esclusa categoricamente. Una svolta graditissima dagli industriali. Che però ora si sentono traditi perché, nella riformulazione successiva il reintegro è rispuntato, nei casi in cui il giudice sia in grado di accertare la «manifesta insussistenza» delle ragioni alla base dell’allontanamento. Le imprese sottolineano, tra l’altro, che, nella stesura di fine marzo, l’indennizzo previsto per i licenziamenti economici, che arrivava fino a 27 mensilità, era generoso e comunque molto più alto della media europea.

Mentre la nuova formulazione dell’ articolo 18, riaffidando l’intera partita all’interpretazione del giudica, aprirebbe un clima di incertezza tale da far fuggire gli investitori italiani ed esteri. La riunione di domani in Confindustria servirà a fare il punto anche su sulla partita relativa al riordino dei contratti. La riforma ha appesantito, e molto, la contribuzione che grava sui rapporti parasubordinati e dalle parti di viale dell’Astronomia viene fatto osservare che in Europa «non c’è nessun paese dove il contratto a termine costa più di quello subordinato». Mentre, soprattutto nel mondo che gravita intorno a Rete imprese, la stretta sulle partite Iva viene vista con grande preoccupazione. Quei sei mesi in azienda, trascorsi i quali un autonomo può reclamare l’assunzione, vengono giudicati un’assurdità. «Se ci sono rapporti di subordinazione mascherati – dicono fonti dell’associazione – è bene che intervengano gli ispettorati del lavoro. Ma non può valere una presunzione automatica di illecito». Insomma, la voce delle aziende reclama modifiche profonde alla riforma del mercato del lavoro per evitare che, spaventate da troppi vincoli, gli imprenditori «cancellino anche la flessibilità buona aumentando il lavoro nero». © Michele Di Branco

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