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Prove di disgelo tra Mediobanca e fondazioni

Giuseppe Guzzetti

Giuseppe Guzzetti

Prove di riappacificazione tra Mediobanca e Fondazioni dopo gli attriti sorti a seguito del rapporto provocatoriamente singolare di Mediobanca Securities, del 28 maggio. Lo studio firmato da Andrea Filtri e Antonio Guglielmi sosteneva che gli enti dovrebbero ripensare la loro mission divorziando dalle banche. In un convegno organizzato a Piazzetta Cuccia si sono incontrati i vertici della banca d’affari Alberto Nagel e Renato Pagliaro, e tutti i principali rappresentanti delle fondazioni, in testa il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti. Sotto la lente degli economisti di Mediobanca erano finite le criticità sulla redditività e sulla governance delle Fondazioni, il cui attuale modello di business, troppo concentrato sulle banche conferitarie, viene considerato sempre meno sostenibile nel lungo termine. L’analisi aveva mandato su tutte le furie il presidente Guzzetti, scottato dalle simulazioni degli analisti che, nel peggiore dei casi indicano (con dividendi e erogazioni stabili sui livelli del 2010) il rischio di un azzeramento, nel tempo, del patrimonio delle fondazioni. Un’ipotesi bocciata da Guzzetti che, nel confronto diretto di ieri, ha sottolineato che «le fondazioni non stanno erogando patrimonio ma lo stanno salvaguardando». «Stiamo erogando i rendimenti che derivano da dividendi e da altri asset», è stata l’ulteriore precisazione. Un contributo al dibattito è arrivato anche dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che in una lettera (definita da Guzzetti «precisa, puntuale ed esaustiva») a un quotidiano ha evidenziato come «una parte importante» delle risorse a favore delle banche sia arrivata dalle fondazioni che, peraltro, «hanno portato avanti il processo di aggregazione e ristrutturazione di buona parte del settore bancario italiano».

Parole condivise anche dall’a.d di Piazzetta Cuccia, Nagel che, con toni distesi ha sconfessato l’analisi di Guglielmi e Filtri sottolineando come «oggi la presenza delle fondazioni per le banche» sia «molto importante anche perchè, in questo momento, c’è bisogno di azionisti di lungo periodo che credono negli asset in cui hanno investito». E delle Fondazioni, come investitori di medio e lungo periodo, ha parlato anche il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Giovanni Bazoli che, prendendo in considerazione «gli ultimissimi anni e l’esigenza di ricapitalizzazione», ha spiegato che «se non ci fossero state sarebbe stata la fine della possibilità delle banche italiane di competere con l’estero».

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