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Pronti a emigrare 2,5 milioni di giovani

Giovani disoccupati

Giovani disoccupati

«Benvenuti al Sud» rischia di restare solo il titolo di un film di successo. Se le proiezioni del Rapporto Svimez 2011 saranno confermate, infatti, per il Meridione si preannuncia un futuro a tinte fosche. Senza alcun segno di ripresa e con un impressionante boom dell’emigrazione. «Il rischio è un vero e proprio tsunami demografico – scrive Svimez – da un’area giovane e ricca di menti e di braccia, il Mezzogiorno si trasformerà in un’area spopolata, anziana ed economicamente sempre più dipendente». A peggiorare la situazione contribuiscono le manovre economiche degli ultimi due anni: secondo l’associazione, pesano più sul Sud che sul Nord (6,4 punti di Pil contro 4,8). Allarmano le cifre sul Prodotto interno lordo, che crescerà solo dello 0,1% nel 2011, in frenata anche rispetto al timido +0,2% del 2010. E si allarga il divario con le regioni settentrionali, che marciano verso un +0,8%. Con la crisi si aggrava anche la disoccupazione.

Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud dunque, pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Ha un posto di lavoro soltanto un ragazzo su tre (31,7%) e il tasso di disoccupazione effettivo supera il 25%. La risposta, così, è la fuga: dal 2000 ad oggi, sono emigrate quasi 600mila persone e nel solo 2010 sono partiti in 134 mila (13 mila per l’estero).

Il Sud d’Italia sarà dunque sempre più «un paese per vecchi». Entro il 2050 raddoppieranno gli anziani con più di 75 anni, dall’8,3% al 18,4% della popolazione, mentre i giovani passeranno da 7 milioni a meno di 5 milioni. E a lanciare un grido d’allarme sulla questione meridionale è stato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo cui l rilancio della crescita non può «trovare uno sbocco effettivo in assenza di una strategia di valorizzazione» del Mezzogiorno.

Ieri intanto segnali di ripresa dai mercati, sulla scia delle nuove misure allo studio da parte dei leader europei contro il default greco. L’indice Stoxx 600, che registra l’andamento dei principali titoli europei, ha chiuso infatti in rialzo del 4,37%. A Milano l’indice Ftse Mib ha segnato +4,90%.

Dacia Maraini, lo Svimez parla di uno tsunami demografico per il Sud, lei che ne pensa?
«E’ una notizia molto triste, perché si basa su dati autorevoli, molto allarmanti, e perché mi colpisce direttamente»

E cioè?
«Ho giovani parenti, in famiglia, e figli di amici che per crearsi un futuro hanno lasciato la terra d’origine. Persone che hanno studiato, hanno specifiche competenze, non dei perdigiorno».

Il Sud non sarà un paese per vecchi.
«Sarà un impoverimento senza precedenti, dei nostri cervelli migliori. Paghiamo loro gli studi a casa e loro sono costretti poi ad esprimere e far fruttare le loro competenze altrove».

Una fuga di cervelli.
«Non c’è dubbio. Quando un meridionale arriva in un posto dove si pratica la meritocrazia, emerge subito. Hanno grandi cervelli e capacità di lavoro».

Lei vede un rimedio?
«Investire sui nostri prodotti culturali, tutti, dall’arte all’artigianato, dalla moda alle automobili».

Pare non ci siano finanze.
«Non è vero, i soldi ci sono, vengono investiti e spesi vale, con sprechi infiniti, questo è il problema».

Lei sul Sud punta ancora?
«Certamente, il 5 ottobre sarò a Palermo per la presentazione della versione in audiolibro Emons, de La lunga vita di Marianna Ucrìa, con Emma Dante, palermitana e giovane rivelazione del nostro teatro autoriale».

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