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Piazza Affari brucia 22 mld, affondano i bancari

Un operatore della Borsa di Milano

Un operatore della Borsa di Milano

Una giornata nerissima per le banche, colpevoli ancora una volta con l’enorme quantità di vendite di avere affossato le contrattazioni. A Piazza Affari Intesa Sanpaolo ha perso il 15,8% ed è ormai scesa a 1,08 euro; Unicredit ha perso il 12,44% a 0,74 euro e Mps il 10,2% a quota 0,30 euro. Titoli entrati e usciti dalle contrattazioni, sospesi e riammessi, con un andamento da montagne russe nel corso dell’intera giornata. A Parigi, Societé générale ha fatto un tonfo del 16,23%, Bnp Paribas ha perso il 13,06%, il Crédit agricole il 12,53%. A Francoforte, Commerzbank se l’è cavata con -9,42%, Deutsche Bank con -7,92% e Allianz con -7,95%. A Londra, Rbs ha chiuso a -6,46%, Barclays a -9,5% e Lloyds a -5,95%. Insomma una vera débacle che ha portato le azioni bancarie a prezzi da supersaldo. Ma non sono solo bancari e assicurativi ad aver fatto le spese di una giornata da dimenticare. Forti vendite hanno investito Fondiaria (-11,5%) e Fiat che ha perso il 9,46% scendendo a quota 4 euro. Brutta seduta anche per Mediaset (-7,39%) mentre hanno cercato di reggere l’urto i titoli più difensivi: Terna -1,95%, Enel Green Power -1,56%. E, dati i tempi, è un gran risultato. Per Milano è il quarto peggior crollo di sempre, il più pesante dopo l’avvio della crisi dei mutui «subprime»: l’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita del 6,80% a 14.928 punti, mentre la perdita del 6,13% dell’indice Ftse All Share (a 15.798 punti) equivale a 22 miliardi di euro bruciati nella giornata.

L’indice Dj stoxx dei titoli del credito dell’area euro ha ceduto oltre il 9%. Forti vendite, come detto, anche su Fondiaria Sai (che ha chiuso in calo dell’11,50% dopo lunghi passaggi in asta di liquidità, mentre la controllante Premafin è salita in controtendenza dell’1,14%) e su Fiat. Nel paniere a minore capitalizzazione, il peggiore è stato Maire (-18,88% finale) mentre il rialzo più consistente è stato ottenuto da Industria e Innovazione, in rialzo del 5,39%. Un caso a parte merita il titolo Bpm. L’aumento di capitale da 800 milioni della Banca popolare di Milano procede in mezzo alla tempesta dei mercati. Risentendo del crollo generalizzato di piazza affari, i titoli dell’istituto hanno perso il 7,81% a 0,4121.

Sempre intensi gli scambi, nonostante la festività di Ognissanti (32 milioni di pezzi a fronte dei 10 milioni di media in un’intera seduta dell’ultimo mese), anche se quasi dimezzati rispetto ai 60 milioni di ieri. Allo stesso tempo il diritto legato alle azioni ha lasciato sul terreno un altro 20,7% a 0,54 euro (10,4 milioni i pezzi scambiati). I corsi di borsa continuano a mantenere più conveniente il diritto rispetto all’azione, anche se oggi la forbice si è ristretta. Chi puntasse a sottoscrivere azioni Bpm acquistando diritti pagherebbe infatti 0,398 euro per azione, con uno sconto del 3,4%. Chi continua a guardare con interesse all’evoluzione dei corsi di borsa è Andrea bonomi, che in mattinata ha reso noto di essere salito al 3,43% del capitale Bpm Post aumento e ha annunciato che comunicherà «volontariamente e regolarmente» l’aggiornamento della quota per tutto il periodo di offerta in opzione delle nuove azioni. © re. eco.

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