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Piano epocale e inevitabile per rimetterci in marcia

Banca Popolare di Milano

Banca Popolare di Milano

Un «piano epocale», che «rivolta la banca» e che se non funziona è la «rovina». Con questi toni il presidente e il consigliere delegato della Popolare di Milano, rispettivamente, Andrea Bonomi e Piero Montani, hanno presentato alla comunità finanziaria il nuovo business plan del gruppo di Piazza Meda che passa attraverso una manovra che colpirà 3.000 su 8.000 dipendenti, di cui 700 che verranno incentivati all’uscita, mentre 30 filiali verranno chiuso o accorpate. Un progetto che oggi verrà presentato dai vertici della banca ai sindacati interni che al momento mantengono un profilo basso, così come l’Associazione Amici che, secondo quanto si apprende, non parteciperà alla presentazione del piano. Secondo alcune sigle, comunque, il piano è poco appetibile e non rivoluzionario Il taglio delle teste, ha detto Montani, non avverrà «a calci nel sedere» ma «costerà circa 180-200 milioni: faremo uno sforzo nell’interesse della banca». L’obiettivo, ha proseguito, «è attivare la procedura con i sindacati, se possibile anche ad agosto: faremo il conteggio e poi gli accantonamenti. Credo comunque che 100 dipendenti potrebbero già avere i requisiti» per il pensionamento. Il banchiere, che conta di chiudere la manovra per la fine dell’anno, ha assicurato che in questo modo l’istituto «risparmierà su base annua 70 milioni di euro». Commentando l’operazione sul personale, che prevede la riallocazione di oltre 2000 dipendenti nelle aree che dovranno essere rilanciate, Bonomi, ha aggiunto: «non stiamo frullando o spostando dipendenti, stiamo ripartendo». E «una volta concluso il piano (nel 2015, ndr) la Bpm sarà una tra le migliori» del Paese. Ma il business plan non è soltanto taglio dei costi. Tra i passaggi principali c’è anche l’adozione del modello di banca unica, attraverso l’aggregazione nella capogruppo delle controllate Banca di Legnano, Banca Popolare di Mantova e della società di credito al consumo, Profamily. Operazioni che Montani conta di chiudere entro metà del 2013, in seguito all’approvazione delle rispettive assemblee. Infine il capitolo patrimonio. Montani ha ribadito l’obiettivo di portare il Core Tier 1 oltre il 9 per cento e di rimborsare i Tremonti bond tra la fine del 2012 e l’inizio dell’anno prossimo. «Dipende tutto dalla Banca d’Italia – ha detto -. Stiamo aspettando la rimozione degli appesantimenti (gli add on, ndr)». Detto questo la Bpm è «ben capitalizzata», grazie al recente aumento da 800 milioni, non «necessitiamo di ulteriore liquidità». Giudizio del mercato al piano è stato un rialzo del titolo dell’1,3% a 0,32 euro.

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