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No ad altri aumenti di capitale per il Banco Popolare

Pier Francesco Saviotti

Pier Francesco Saviotti

No secco a un nuovo aumento di capitale e anche all’ipotesi che il Credito bergamasco possa essere in vendita. Invece ci sono due interlocutori per la cessione della banca depositaria, e in settimana potrebbe venire qualche novità da Agos-Ducato, la joint venture di cui si vorrebbe vendere ai soci del Credit Agricole il 19%. È quanto emerge dalla presentazione del nuovo Banco Popolare, approvato venerdì scorso dai Consiglio di gestione e sorveglianza e presentato alla stampa a Milano. «Non c’è nessuna possibilità che questo gruppo faccia un altro aumento di capitale: non ne abbiamo la necessità», dice il consigliere delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, confermando quanto ripetuto nelle ultime settimane, quando aveva anche detto di essere pronto a dimettersi nel caso l’aumento di capitale potesse venir richiesto dall’esterno. Saviotti ha anche seccamente smentito l’ipotesi che il Credito Bergamasco non sia stato incorporato per fusione come le altre banche territoriali per poter essere messo sul mercato. «Assolutamente non è in vendita», dice, spiegando che l’incorporazione dell’unica quotata in Borsa tra le territoriali sarebbe costata circa 37 punti base di Core Tier 1, in quanto sarebbe anche stata necessaria un’Opa sulle azioni attualmente non detenute direttamente dal Banco Popolare. In futuro l’operazione verrà comunque valutata.

L’attuale consigliere delegato del Banco sarà con ogni probabilità il prossimo amministratore delegato del gruppo e sarà affiancato da un direttore generale (Maurizio Faroni) e da un condirettore generale (Domenico De Angelis, ora a.d. della popolare di Novara in fase di incorporazione), che si occuperà della parte commerciale). Il 26 agosto dovrebbe essere varato dall’apposita commissione il nuovo statuto del Banco con i dettagli del piano di ristrutturazione societaria, mentre è prevista per novembre l’assemblea straordinaria che nominerà sia il consiglio di amministrazione dopo l’abbandono del sistema duale sia il presidente. Sulla nomina del presidente, finora riservata a un esponente veronese, il presidente del Consiglio di gestione, Carlo Fratta Pasini, commentando le parole del sindaco di Verona Flavio Tosi, secondo il quale la carica resterà ancora a Verona, ha sorriso: «Non credo si tratti di un’autocandidatura: l’assemblea farà una scelta libera e sarà la migliore per la banca».

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