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Moody’s taglia il rating alle banche francesi

Nicolas Sarkozy

Nicolas Sarkozy

La mattinata borsistica era partita male: con il declassamento da parte di Moody’s di due banche francesi, Société Générale e Crédit Agricole. Ma a fine giornata il risultato si è capovolto dopo il doppio intervento del presidente francese Nicolas Sarkozy in sostegno della Grecia e le aperture di José Manuel Barroso sugli eurobond: «Presto ha detto a Strasburgo presenteremo delle opzioni per la loro introduzione». La sintesi è un rimbalzo generalizzato delle Borse, per il secondo giorno consecutivo, con Milano in crescita del 2,69% ma pur sempre a quota 14.140 contro i 20.500 degli inizi di luglio. In forte rialzo anche Francoforte (+3,36%) e Madrid (+2,7%); bene Parigi (+1,87%) e Londra (+1,02%). Certo, i nodi di fondo non sono risolti e la situazione rimane contrastata. Non solo perché la Germania resiste sugli eurobond, come ha confermato il vice cancelliere Philipp Roesler pronunciando ancora una volta «espressamente no» sulla nascita di titoli europei. Ma perché molte rimangono le variabili aperte che l’Ecofin informale di venerdì in Polonia cercherà di affrontare. E alle incertezze europee si sommano quelle d’oltre oceano con Wall Street che ha passato la giornata in altalena, per poi imboccare il percorso positivo. Come detto Moody’s aveva messo una pesante ipoteca sulla giornata tagliando il rating ai due colossi del credito francese, Société Générale e Crédit Agricole. La prima, punita per problemi di finanziamento e liquidità, è scesa da Aa3 a Aa2 con un outlook negativo. La seconda, quotata sia a Parigi che a Milano, paga invece la forte esposizione sul debito greco. Il rating scende da Aa1 a Aa2. Giudizio confermato a Aa2 per Bnp Paribas che resta però sotto osservazione.

All’apertura tutte le Borse avevano reagito male e solo i nuovi acquisti della Bce hanno riportato lo spread tra Btp e Bund, che viaggiava pericolosamente vicino ai 400 punti, intorno alla soglia dei 370. Nel suo giudizio sulle banche francesi Moody’s ha ufficializzato che il taglio sui crediti delle banche nei confronti del debito sovrano ellenico potrebbe arrivare al 60%, su quello portoghese e irlandese fino al 50%, su quello spagnolo fino al 10% e su quello dell’Italia fino al 7%. Una misura, quella sull’Italia, che considera dunque il nostro debito sovrano molto meno rischioso.

Il settore del credito ha tenuto all’ennesima scossa. A Parigi SocGen ha chiuso a -2,88% mentre Crédit Agricole ha addirittura guadagnato l’1,22%. E’ andata peggio per Bnp Paribas, precipitata a – 3,93%. Alti e bassi che avevano spinto Nicolas Sarkozy, in mattinata, ad intervenire: «La Francia è determinata a fare tutto il possibile per salvare la Grecia». È stata una prima iniezione di coraggio che ha riportato Milano e Parigi in terreno positivo. Ma la dose successiva si è avuta con Barroso: il presidente della Commissione europea ha confermato che presenterà «presto delle opzioni per l’introduzione degli eurobond». Alcune di queste opzioni «saranno implementate nei termini dell’attuale Trattato, altre richiederanno delle modifiche. Tuttavia ha aggiunto occorre essere onesti: non sono una panacea» per risolvere i problemi immediati. Barroso ha confermato anche la presentazione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e esortato i governi nazionali «a fare fronte comune».

Lo sguardo dei mercati rimane fissato sulla Grecia e sui rischi di default: il rendimento dei titoli ellenici è schizzato di 97 punti base al 22,383%, un livello considerato pre-fallimentare. Anche per questo, la teleconferenza di ieri sera tra Merkel, Sarkozy e il premier greco Papandreou è servita a dare «un chiaro segnale al governo di Atene per portare a termine le riforme promesse», a partire dalle privatizzazioni.

Nonostante siano i più esposti agli umori incerti dei mercati, per i titoli bancari ieri è stata una giornata di recuperi. Lloyds e Banco Popolare hanno chiuso in guadagno del 5%, Intesa SanPaolo del 3%. Unicredit ha perso l’1,9% dopo il rapporto di Crédit suisse che ritiene necessario un aumento di capitale in caso di default greco.

Si discute anche all’interno dell’Fmi. Se la direttrice generale Christine Lagarde sollecita le banche europee a ricapitalizzarsi, il direttore esecutivo Arrigo Sadun la smentisce: «Non riflette il pensiero del board». Si va avanti così, ma Romano Prodi in visita in Cina, nonostante tutto è ottimista: «L’euro senza Italia non può esistere. Si arriverà sull’orlo del precipizio, ma poi tutto verrà sistemato». di Barbara Corrao

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