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Moody’s confema possibile taglio al rating italiano

Moody's

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L’attesa per le mosse della politica, da una parte all’altra dell’Oceano, alimenta la fiducia dei mercati con gli occhi puntati sull’esito dell’incontro dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’area euro aperto ieri in terra polacca. Deboli solo Milano e Parigi, che invertono la rotta nell’ultima ora di scambi anche in attesa delle decisioni di Moody’s sul rating dell’Italia, finito nel mirino dell’agenzia dopo la forte pressione sui nostri titoli di Stato. Le decisioni non arriveranno però prima di un mese. Lo fa sapere la stessa agenzia a mercati europei abbondantemente chiusi, poco prima della mezzanotte: «L’agenzia internazionale di rating Moody’s continua la revisione del rating italiano per un possibile downgrade», recita una nota ufficiale. Moody’s «ha messo sotto osservazione il rating italiano», Aa2, «il 17 giugno scorso». «Alla luce delle crescenti sfide economiche e finanziarie e degli sviluppi politici nell’area euro, Moody’s continua a valutare il rating italiano. Moody’s cercherà di chiudere la revisione il prossimo mese».

La revisione del rating italiano è dovuta a diversi fattori: «Le sfide di crescita economica dovute alle debolezze strutturali macroeconomiche e al possibile aumento dei tassi di interesse nel tempo; i rischi nell’attuazione del piano di risanamento di bilancio che richiede una riduzione del debito; i rischi legati al cambio delle condizioni di finanziamento per i paesi europei con alti livelli di debito». Anche se i mercati sembrano aver già scontato con la pressione dei giorni scorsi un taglio del rating di un gradino, sono le banche (italiane e francesi) ancora una volta a temere di più un declassamento dell’Italia. Così si spiega il crollo di Bpm (-7,21%), Mediobanca (-7,13%), Unicredit (-7,03%) e Intesa Sanpaolo (-2,85%). In controtendenza, invece, Finmeccanica (+8,30%), ancora in netto rialzo sulle voci di interesse di General Electric e Alstom, rispettivamente per le controllate Ansaldo Sts e Ansaldo Breda.

Più in generale, partite in rialzo ancora sulla scia dell’intesa tra le cinque principali banche centrali per fornire liquidità agli istituti di credito dell’eurozona, le piazze finanziarie europee accelerano il passo sull’avvio positivo di Wall Street, confortate dalla tenuta della fiducia dei consumatori Usa a settembre misurata dall’Università del Michigan (è salita di un decimo a quota 57,8 punti). Poi la frenata che porta in rosso Milano (-0,65%) e Parigi (-0,48%). Complice anche l’attività legata alla scadenze tecniche nel giorno delle «Quattro Streghe» (così definito dagli operatori di Borsa per la contemporanea scadenza di future, opzioni su indici e azioni) che ha condizionato tutti gli indici di Borsa.

Per Londra (+0,58%), Francoforte (+1,18%) e Madrid (+0,61%), che ridimensionano i guadagni, si chiude, invece, una settimana con il segno più. È stata una seduta di tregua sul mercato dei titoli di Stato: in apertura a 366 punti, il differenziale di rendimento btp/bund sceso a un minimo di 344 punti finisce poi per archiviare la giornata a quota 364,93. Pesa sui listini nell’ultima ora di contrattazione anche lo stop imposto dal governo tedesco sul Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo permanente con una dotazione da 500 miliardi di euro che a partire dal 2013 sostituirà l’Efsf. Una scelta, quella sul voto originariamente in programma a dicembre, rimandata ora al primo trimestre del 2012.

Sarebbero troppo negativi, infatti, i segnali che arrivano in proposito dalla stessa maggioranza e dall’opinione pubblica tedesca. Inoltre, non è stato raggiunto nessun accordo all’Eurogruppo sulla questione delle garanzie collaterali per il secondo piano di aiuti alla Grecia. E dalla Grecia arrivano notizie sempre più preoccupanti. È iniziata infatti una vera e propria fuga dal lavoro statale. La paura di perdere buona parte della pensione o di vedersi ulteriormente ridotto lo stipendio, il taglio della liquidazione (già ridotta del 10%) e infine lo spauracchio della «temporanea sospensione» dal lavoro del personale in eccesso nelle imprese a partecipazione statale: questi i motivi alla base del vero e proprio esodo di massa degli impiegati statali negli ultimi giorni. © r. amo.

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