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Merkel e Sarkozy a Monti, riforme impressionanti

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti

È con un sospiro di sollievo che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy accolgono Mario Monti nel salotto buono d’Europa. Da troppo tempo l’euro-coppia litiga, tra i due scattano scintille perfino nella conferenza stampa. Con un nuovo, netto, rifiuto della cancelliera tedesca agli eurobond e un bisticcio furioso sul ruolo della Bce nel salvataggio dell’euro. Tant’è che il presidente francese, organizzatore del summit, alla fine rivela irritato: «È stato un fallimento». Il professore sembra arrivare al momento giusto per svolgere il ruolo di «facilitatore» di un’intesa, anche se poi – in concreto – fa asse con la cancelliera. Sarkozy e la Merkel fanno capire di non volere, e non potere, fare a meno «della terza economia» di Eurolandia nella costruzione dell’Unione fiscale. L’unico punto su cui, da Strasburgo, sembra uscire un’intesa: «Faremo la nuova Unione, modificheremo i trattati, avremo politiche finanziarie, economiche e fiscali integrate e comuni», garantiscono i tre.

Obiettivo: ottenere quella governance la cui assenza sta spingendo l’euro verso il baratro. E se qualche Paese non ci starà, fa capire Sarkozy, verrà lasciato fuori. «La crisi è dura, va affrontata immediatamente». «Siamo qui per dimostrare la volontà e aiutare l’Italia. Abbiamo una grande fiducia in Monti che ci ha invitato a venire a Roma», è l’esordio di Sarkozy, padrone di casa. E la Merkel, che apprezza decisamente di più lo stile professorale di Monti, che «la politica del cucù» di Silvio Berlusconi: «Auguro al premier pieno successo. È molto impressionante vedere le misure anche strutturali che il governo è intenzionato ad adottare».

Il professore ringrazia e promette: «Sapremo reagire alla crisi e faremo i compiti a casa, garantendo il pareggio di bilancio nel 2013». Ma gli spread volano, perfino i bund tedeschi zoppicano, le Borse precipitano. Così, la Merkel annuncia l’intenzione di presentare, entro il consiglio europeo del 9 dicembre, una proposta di revisione dei trattati dei Paesi dell’Eurozona: «Andremo verso l’Unione fiscale. La crisi è frutto di una perdita di fiducia politica e noi dobbiamo restituire questa fiducia con una maggiore integrazione politica». La famosa governance latitante. Sarkozy benedice: «Modificheremo il trattato e se vi saranno rifiuti lo faremo con il metodo intergovernativo». Traduzione: fuori i Paesi contrari, avanti con quelli che vogliono l’Unione fiscale. Un’idea, quella di un’Europa di serie A e una di serie B, che non convince Monti.

Il professore lo dice chiaramente: «La stretta collaborazione con Francia e Germania non significa in alcun modo venire meno allo spirito comunitario. Metteremo il nostro lavoro a disposizione dell’Unione». Qui finisce l’armonia. Scattano le liti. Manca l’intesa più urgente, quella sugli eurobond e sulla Bce. Si decide, per la seconda, di mettere da parte la questione almeno per il momento. Con una promessa vaga: «Non ci sarà nei nuovi trattati la modifica dello statuto, la Banca resterà indipendente». Il duello continua sugli eurobond o stability-bond, come li ha battezzati la Commissione nel suo libro verde. La Merkel è ruvida: «Resto contraria. Il risultato sarebbe di veder appiattiti i diversi tassi di interesse». Invece, «dobbiamo tornare a dove eravamo prima della crisi, perché prima i rendimenti erano più o meno tutti uguali». E visto che «per le convergenze bisogna fare degli sforzi» (anche di pazienza), Sarkozy rinvia la questione: «Ritengo non utile e addirittura pericoloso che si propongano gli eurobond senza parlare della governance e delle sanzioni». Poi, quasi sbottando: «Davvero credete che, pur parlandoci ogni giorno, io la Merkel siamo d’accordo automaticamente?» I tre si rivedranno a Roma a metà dicembre. © Alberto Gentili

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