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Manovra finanziaria 2011, ecco cosa prevede il testo

Anna Finocchiaro

Anna Finocchiaro

Il testo della manovra finanziaria 2011 approvata con 314 sì e con 280 no per un valore di 70 miliardi è stato consegnato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che l’ha già firmato e sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Molti i politici dell’opposizione che si sono rammaricati del fatto che nel testo non ci fossero effettivi tagli ai costi della politica. Anna Finocchiaro ha lamentato il mancato rispetto degli impegni da parte del ministro Tremonti, che negli incontri dei giorni scorsi al Senato si era mostrato aperto alle proposte del Pd in materia. I sacrifici che vengono accollati sulle famiglie per una spesa complessiva di 500 euro all’anno hanno fatto insorgere le opposizioni che sono stati costretti a fare approvare il decreto a causa delle tensioni speculative sui mercati. Unica critica dalle file del governo arrivano dal leghista Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio nonché relatore del provvedimento: “non possiamo chiedere alla gente sacrifici non facendo nulla noi” ma dai banchi del Pdl l’ammonimento viene percepito e in serata sfuma il taglio agli stipendi degli onorevoli. I rimborsi elettorali saranno ridotti solo dalla prossima legislatura, meno auto blu ma dal 2012.

Rivalutazione pensioni e scaglioni. Cambia il sistema di adeguamento delle pensioni all’inflazione, per gli anni 2012-2013. Il nuovo testo stabilisce che la rivalutazione sia drasticamente ridotta per i trattamenti previdenziali superiori a 5 volte il minimo Inps (circa 2.380 euro lordi mensili). Questi soggetti riceveranno l’adeguamento solo per la quota di pensione inferiore a 1.430 euro al mese circa, nella misura del 70 per cento. Sono così sostanzialmente salvi coloro che sono al di sotto dei 2.380 mensili, i quali però solo per la quota oltre i 1.430 euro al mese, in forza di una norma già in vigore prima del decreto, si vedranno riconoscere la rivalutazione al 90 per cento. Viene anche introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. In questo caso non si tratta di una minore rivalutazione ma di una decurtazione secca: sarà tagliato il 5 per cento della quota di pensione tra 90.000 e 150.000 euro annui, e il 10 di quella oltre i 150.000. Non sarà toccata la parte di pensione fino a 90.000 euro. Grazie a questo prelievo, che scatta dal primo agosto e vale fino a dicembre 2014, lo Stato risparmierà 24 milioni l’anno.

Età pensionabile. Dal 2013 tutti requisiti pensionistici, relativi ad età e quote, saranno incrementati di 3 mesi: dunque ad esempio per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia serviranno per gli uomini 65 anni e 3 mesi (cui si aggiungono 12 o 18 mesi di ulteriore attesa). Scatta così con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto dalla versione originaria del decreto (e due rispetto alla legge del 2010) il meccanismo che lega i requisiti per la pensione alla crescita dell’aspettativa di vita. I successivi incrementi saranno decisi ex post in base alle rilevazioni demografiche dell’Istat: secondo le stime attuali è previsto per il 2050 un innalzamento cumulato di 3 anni e 10 mesi. Un’altra novità riguarda coloro che vanno in pensione di anzianità con 40 anni di contributi. Per loro si allungherà di un mese dal 2012, di due nel 2013 e di tre nel 2014 il periodo di attesa per la pensione una volta conseguito il diritto che non viene messo in discussione. Attualmente questo periodo di attesa, la cosiddetta «finestra mobile» è pari a dodici mesi per i lavoratori dipendenti e diciotto per gli autonomi.

Ministeri. Doppio taglio per i ministeri, che dai prossimi mesi saranno chiamati a cimentarsi con la spending review, ossia un revisione il più possibile mirata delle reali esigenze finanziarie sulla base del principio dei costi standard. In teoria, il contrario dei tagli lineari. Siccome però i risparmi dovranno essere comunque garantiti, il decreto contiene anche una sorta di clausola di salvaguardia, prevedendo che siano accantonate dai bilanci degli stessi dicasteri risorse equivalenti a quelle necessarie. Se le razionalizzazioni mirate non funzioneranno, gli accantonamenti saranno resi definitivi. Nel complesso da questa voce dovranno arrivare nel 2014 risparmi per 5 miliardi; la parte del leone la faranno il ministero dell’Economia (1,39 miliardi) e quello dello Sviluppo (1,96). Ma nell’ultima versione del decreto è comparsa una nuova voce, sempre a carico dei ministeri, del valore di 2,4 miliardi. Semplicemente si è deciso di far affluire nelle casse dello Stato le somme in precedenza accantonate per precauzione, in attesa degli incassi della gara per le frequenze tv. L’asta si farà, ma i 2,4 miliardi (una tantum spalmati su tre anni) andranno comunque a migliorare i saldi di bilancio.

Statali. Al pubblico impiego erano stati chiesti pesanti sacrifici già con la manovra estiva dello scorso anno. Ora i dipendenti dello Stato e delle amministrazioni locali vedono confermate quelle misure, valide per il triennio 2011-2013, anche nel successivo 2014. Si tratta in particolare del blocco delle assunzioni, con alcune eccezioni in particolare per il settore della sicurezza, e del congelamento delle retribuzioni di fatto al livello nominale del 2010: una misura che affianca e rende più efficace la sospensione della contrattazione per lo stesso periodo. Di fatto i dipendenti pubblici non avranno alcun aumento di stipendio per quattro anni. Sono poi previste ulteriori novità, come ad esempio un ricorso semplificato alla mobilità. Complessivamente queste misure dovranno garantire nel 2014 un risparmio di 740 milioni, destinato poi a ridursi negli anni successivi. Uno specifico capitolo riguarda l’istruzione, con misure che comportano l’accorpamento di istituti nell’ambito della scuola primaria e secondaria e l’impiego per l’insegnamento di docenti che finora svolgevano funzioni dirigenziali. I relativi risparmi rafforzeranno e garantiranno quelli della manovra 2010.

Agevolazioni fiscali. Scatta subito il taglio delle agevolazioni fiscali che non verrà applicato soltanto se entro il 30 settembre 2013 sarà esercitata la delega con la riforma fiscale. Il taglio sarà del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014 e il gettito previsto da destinare alla correzione del deficit sarà pari a regime a 20 miliardi (4 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014). Il taglio toccherà tutte le 483 agevolazioni fiscali anche quelle per le famiglie. Fra le numerose voci vengono colpiti i nuclei con figli a carico, le spese per l’istruzione, quelle mediche e per gli asili nido. I tagli riguarderanno tutte le voci di agevolazione fiscale ma sarà poi il governo a decidere come intervenire. A subire una sforbiciata saranno anche i bonus per le ristrutturazioni edilizie, il terzo settore, le Onlus, l’Iva, le accise e i crediti d’imposta.

Irpef. Nella stessa giornata in cui il governo ha approvato il decreto legge che contiene la manovra, ha dato il via libera anche ad un disegno di legge delega in materia di riforma fiscale e assistenziale. A differenza del primo provvedimento, che è un decreto legge immediatamente operativo, la delega dovrà seguire il suo specifico iter, che prevede l’approvazione del Parlamento e poi l’adozione da parte del governo dei relativi decreti attuativi. Il testo contiene le linee di fondo della futura riforma, che poi saranno precisate e quantificate proprio nei decreti. Un’indicazione abbastanza puntuale riguarda le future aliquote Irpef, che dovranno essere tre, contro le cinque attuali, e sono già fissate al 20, 30 e 40 per cento. È un livello di tassazione sulla carta appetibile rispetto a quello attuale, in cui la prima aliquota è al 23 e l’ultima al 43. L’assetto della futura Irpef dipenderà comunque da quello degli scaglioni e dalla struttura di detrazioni e deduzioni. Proprio il riordino delle attuali agevolazioni dovrebbe essere, accanto al ritocco dell’Iva ed all’innalzamento del prelievo sulle rendite finanziarie, la principale fonte di finanziamento della riforma; le stesse agevolazioni però dovranno anche garantire nel 2014 20 miliardi di maggior gettito necessari per l’azzeramento del deficit.

Giustizia. Rendere più celere ed efficiente il processo civile. E’ questo l’obiettivo di una serie di misure introdotte dalle manovra. L’elenco è articolato: obbligo di programmazioni del lavoro per i capi degli uffici giudiziari, semplificazione delle comunicazioni processuali e della decisione in grado di appello, convenzioni per la formazione professionale dei giovani laureati nei tribunali come assistenti del giudice, incentivi economici per gli uffici giudiziari più efficienti nella riduzione dell’arretrato. La somma di tutto questo dovrà portare a dei giudizi più veloci e in ogni caso non potranno superare la durata massima di sei anni. L’ultima versione della legge, inoltre, ha tenuto conto delle reazioni negative suscitate dal contributo unificato sulle cause civili, amministrative e tributarie. Ed ha ridotto il contributo sulle cause di lavoro con delle differenziazioni legate al reddito del ricorrente. Infine, alcune novità riguardano anche il processo penale: sospensione del processo nel caso in cui l’imputato sia irreperibile; deroga al divieto di svolgere funzioni requirenti e giudicanti monocratiche, limitata ai magistrati nominati ad agosto del 2010 al fine di coprire le sedi sguarnite.

Bollo titoli. Il forte aumento dell’imposta di bollo sui depositi titoli, riscossa dalle banche per conto dello Stato, viene attenuato e reso graduale grazie ad una diversa stima della platea interessata. Nella prima versione del decreto si riteneva che i contratti interessati fossero circa dieci milioni, ora con i dati di Abi e Bankitalia la stima è salita a ben ventidue. È possibile quindi rendere il prelievo progressivo mantenendo invariato il gettito. I nuovi importi su base annuale saranno i seguenti. Per i depositi con giacenza fino a 50.000 euro 34,20 euro (invariato). Per quelli tra 50.000 e 150.000 euro 70 euro dal 2011 e 230 dal 2013. Per quelli fino a 500.000 240 euro dal 2011 e 780 dal 2013. Per quelli sopra i 500.000 euro il prelievo sarà di 680 euro dal 2011 e 1.100 dal 2013. Le banche applicano l’imposta, che tecnicamente parlando è sulla comunicazione relativa al deposito titoli, con periodicità diversa, anche mensile o trimestrale o semestrale. In questi casi tutti gli importi saranno divisi in proporzione rispetto a quello annuale.

Ticket. Già dalla prossima settimana scatteranno – almeno sulla carta – i nuovi ticket da 10 euro sulle visite specialistiche e da 25 sui codici bianchi al pronto soccorso che poi non sfociano in un ricovero (esclusi in quest’ultimo caso i minori di 14 anni). Il governo nella versione originaria del decreto aveva previsto di finanziare fino a tutto il 2011 la mancata applicazione di questa norma, che era stata introdotta nel 2007 dall’allora governo di centro-sinistra e poi immediatamente cancellata, ma con copertura finanziaria reperita di anno in anno. Lo stanziamento originario di 486,5 milioni, che avrebbe dovuto sospendere il ticket da giugno a dicembre, è stato tagliato a 105, più o meno l’importo di un mese e mezzo. È prevedibile comunque che la novità non sia immediatamente operativa, per la necessità da parte delle Asl di organizzare i relativi pagamenti. Il decreto prevede inoltre per il 2014 la possibilità di istituire forme di compartecipazione (dunque ticket) anche sull’assistenza farmaceutica, aggiuntivi rispetto a quelli eventualmente già disposti dalle varie Regioni.

Carburanti. Ecco una modifica che non sarà gradita agli automobilisti. Il governo ha infatti deciso di stabilizzare l’aumento di 4 centesimi sulle accise deciso il 28 giugno per finanziare l’emergenza immigrati. L’aumento resta confermato anche per il 2012, a decorrere dal 1° gennaio del nuovo anno, e per gli anni successivi fino al 2015 incluso. Il nuovo prelievo consentirà un beneficio variabile tra 1,786 e 1,735 miliardi a seconda dell’anno di riferimento, al netto delle agevolazioni previste per il settore dell’autotrasporto e degli effetti sulle imposte dirette e sull’Irap. Con il prezzo della benzina alle stelle, ormai sopra 1,6 euro, e quello del gasolio che ha superato quota 1,5 euro , l’aumento delle accise non giocherà a favore di una discesa dei prezzi. Inoltre, altri aumenti delle accise sono stati già stabiliti per il 2012, 2013 e 2014 dalla precedente manovra triennale per rifinanziare il fondo per lo spettacolo e dare un po’ di ossigeno alla cultura. Il carico fiscale sulla benzina è ormai superiore al 54% del prezzo finale al consumatore.

Liberalizzazioni. Una spinta alle liberalizzazioni, sulle quali il governo è stato finora molto prudente, è arrivata dopo l’intesa con l’opposizione. La regola è che entro otto mesi saranno determinati i settori dell’economia per i quali si giustifica una riserva di legge come quella dell’iscrizione all’albo per esercitare la professione. Per esempio, nel caso dei medici. Tutto il resto sarà liberalizzato cioè aperto alla concorrenza senza più vincoli di accesso. Se il governo non definirà i settori regolati, afferma l’emendamento presentato in Senato, allora s’intenderà che le liberalizzazioni scatteranno per tutti automaticamente. La nuova norma riguarderà servizi e professioni ma è stata ammorbidita rispetto alla stesura iniziale. Sarà infatti specificato che non riguarderà quelle professioni protette dall’articolo 33 della Costituzione là dove si prevede un esame di Stato per l’esercizio della professione. Sarebbero dunque salvi avvocati, notai, medici, giornalisti per i quali, ha spiegato il ministro, la modifica non era comunque in discussione.

Privatizzazioni. Si riapre la stagione delle privatizzazioni. «Entro il 31 dicembre del 2013 il ministro dell’Economia, previo parere del comitato di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, approva, su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri, uno o più programmi per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali». Lo stabilisce uno degli emendamenti-chiave alla manovra. Inoltre, cessioni riguarderanno anche aziende di proprietà di Comuni e Regioni. Escluso il settore dell’acqua, sul quale incide il veto imposto dal referendum, gli enti locali saranno stimolati ad aprire ai privati le aziende controllate e che operano in altri settori (per esempio, i trasporti). Se lo faranno godranno di un trattamento privilegiato nel patto di stabilità interno e saranno premiati; altrimenti, manterranno inalterati gli attuali vincoli alla spesa. Il nuovo programma di dismissioni potrà riguardare società oggi controllate al 100% dal Tesoro, come Fs, Poste e Rai, o da enti pubblici. Difficilmente però riguarderà Eni, Enel e Finmeccanica perché scendere sotto la quota del 30% del capitale oggi detenuto dallo Stato rischierebbe di comprometterne il controllo.

Forfettone. Si chiama forfettone ed è lo strumento fiscale messo a disposizione dei giovani che intendono aprire una nuova attività. Per cinque anni pagheranno solo il 5% di imposta, una percentuale che si applica su Irpef, Irap e Iva. Questa misura, che intende incentivare tutti coloro che non hanno ancora compiuto 35 anni e che riguarda anche coloro che si trovano in mobilità, consente agli imprenditori giovani di scavalcare anche il precedente limite di durata di 5 anni. Unico limite, il compimento dei 35 anni di età. Il contribuente non deve avere esercitato, nei tre anni precedenti, altra attività imprenditoriale, anche in forma associata o familiare. Se si prosegue un’attività svolta in precedenza da altri, l’ammontare dei ricavi realizzati nell’anno precedente a quello in cui si accede al beneficio, non può essere superiore a 30 mila euro. Lo Stato si aspetta un gettito positivo di 100,1 milioni dal forfettone. Se ne avvarranno più facilmente liberi professionisti e ditte individuali. Più difficilmente le imprese, seppur piccole, che nei primi anni di attività fanno fatica a produrre reddito.

Enti locali. Ancora una volta è pesante il contributo che Regioni, Provincie e Comuni dovranno dare al risanamento finanziario. Il decreto prevede infatti a regime, nel 2014, risparmi complessivi per 6,4 miliardi, così ripartiti: 1,6 a carico delle Regioni a statuto ordinario, 2 delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, 0,8 a carico delle Province e 2 dei Comuni con più di 5.000 abitanti. Il testo originario della manovra prevedeva anche un ulteriore taglio per 1,4 miliardi, da ottenere con la riduzione del fondo perequativo del federalismo e di specifici finanziamenti destinati agli enti locali di Sicilia e Sardegna. Questo secondo intervento è stato però cancellato nel passaggio in Senato del decreto: le corrispondenti risorse sono state recuperate con una decurtazione dei fondi destinati ai rimborsi ed alle compensazioni di imposta. In ogni caso i rappresentanti delle Regioni e degli enti locali sono fortemente critici: lamentano la mancata consultazione da parte del governo e nel merito un taglio di risorse sproporzionato rispetto a quello operato sull’amministrazione centrale. «Così il federalismo diventa impossibile» ha fatto notare il presidente della Conferenza Regioni Vasco Errani.

Ammortamenti. Cambia la contestata norma sugli ammortamenti delle concessionarie pubbliche. Il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale prevedeva un tetto dell’1 per cento all’ammortamento dei beni gratuitamente esigibili, sostanzialmente quelli restituiti al termine della concessione. Una norma che aveva suscitato proteste soprattutto per il suo impatto negativo sugli investimenti futuri. Con la nuova versione il tetto viene cancellato per le concessionarie autostradali e di trafori, le quali in cambio vedono ridotto dal 5 all’1 per cento il limite massimo dell’accantonamento deducibile a fronte di spese di ripristino o sostituzione degli stessi beni. Per le altre concessionarie invece il tetto sull’ammortamento passa dall’1 al 2 per cento. Sempre in materia di fisco viene ampliata la base imponibile dell’addizionale del 10 per cento su bonus e stock option degli alti dirigenti aziendali: comprenderà tutti gli importi che eccedono la parte fissa della retribuzione. Da questa stretta il fisco si aspetta di ricavare 21,6 milioni di euro l’anno.

Stock option. Novità anche su bonus e stock option. Scatta infatti un inasprimento della tassazione a carico dei manager delle imprese che operano nel settore finanziario. Le nuove regole sulla tassazione di questa componente variabile della remunerazione dei manager innalzano l’asticella per quel che riguarda la base imponibile, sulla quale viene applicata una tassazione addizionale pari al 10%. Da oggi la tassazione si applica a tutto l’importo che eccede la parte fissa della retribuzione, mentre in passato si applicava solo per quelle somme che superavano il triplo della parte fissa della retribuzione intascata dal manager. Secondo la relazione tecnica questo allargamento dell’imponibile su cui si calcola la tassazione di bonus e stock option dovrebbe portare ad un recupero di gettito a regime di 21,6 milioni (5,4 milioni già nel 2011).

Irap. Le società concessionarie di tv, radio, spiagge, centrali idroelettriche e ferrovie pagheranno un’Irap maggiorata dello 0,3% con l’aliquota che passa dal 3,9% al 4,2%. Il giro di vite sull’imposta colpisce anche banche e assicurazioni. L’imposta regionale sulle attività produttive aumenta dal 3,9% al 4,65 per le banche, per salire fino al 5,90 (il 2% in più) per le compagnie. Nella versione del decreto convertito in legge ci sono novità riguardanti anche le concessionarie autostradali e di trafori. Il tanto temuto tetto all’1% sull’ammortamento dei beni gratuitamente esigibili non c’è più. In compenso le concessionarie per la costruzione e la gestione della rete autostradale vedranno ridotto dal 5 all’1% il limite massimo dell’accantonamento deducibile a fronte di spese di ripristino o sostituzione degli stessi beni.

Auto di lusso. Scatta il superbollo per le vetture con potenza elevata. Doveva essere una tassa sui Suv, in realtà riguarda vetture che hanno molti cavalli, ma non è detto che siano necessariamente sportive. La norma entrata in vigore prevede un’addizionale di 10 euro l’anno per ogni kilowatt oltre i 225, cioè 306 cavalli. I modelli attualmente in vendita interessati alla sovrattassa sono un centinaio, ma quelli che devono pagare molti di più (oltre 400) poiché ci sono vetture non più in listino, ma ancora regolarmente in circolazione. I Suv coinvolti non sono numerosi, ci sono le versioni top di gamma dell’Audi Q7, delle Bmw X5 e X6, della Range Rover, delle Mercedes M, G e GL, della Volkswagen Touareg, oltre all’Infiniti FX e alla Cadillac Escalade. Quelle che pagano di più sono le coupé e le granturismo: la nuova Ferrari FF che ha 660 cavalli (485 kW) paga un’addizionale per 260 kW, cioè 2.600 euro.

Il testo integrale della manovra finanziaria 2011

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anna finocchiaro, onorevole finocchiaro, ammortamento ridotto primo anno 2011

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