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Manifesto di Confindustria, le richieste in 5 punti

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

Il ministro degli Interni Maroni considera “sacrosante” le richieste espresse nel Manifesto di Confindustria, ma ha voluto precisare che “il nostro sistema previdenziale è stabile”. Il presidente della Camera è intervenuto in merito alla proposta di introduzione di una patrimoniale da 6 miliardi per tagliare in pari misura le tasse su lavoratori e imprese, redistribuire con più equità: “se perfino Confindustria dice che bisogna contribuire tutti evidentemente l’elettorato di centrodestra non è un club di miliardari. Mi pare che da parte di Berlusconi ci sia una logica classista alla rovescia“. Il leader della Cgil critica la manovra depressiva e l’incapacità del governo di risolvere la crisi in Italia: “esecutivo non è più in grado di fare. Siamo d’accordo con loro che non ci sono misure per la crescita ma il manifesto ha ancora l’idea che il prezzo lo debbano pagare i lavoratori, come sul tema delle pensioni“.

Per il leader dell’Italia dei Valori è inutile lo sforzo di mediazione di Confindustria vista l’inettitudine del governo. La maggioranza invece di pensare all’Italia pensa a promulgare leggi inique: “non c’è più tempo per aprire o tentare di instaurare un dialogo con questo governo. Questo Governo e questa maggioranza parlamentare con i fatti stanno dimostrando che non intendono svolgere alcuna attività in favore delle istituzioni e soprattutto per il rilancio dell’economia. Hanno messo all’ordine del giorno provvedimenti del tutto diversi rispetto a quelli che sono urgenti, quali le intercettazioni telefoniche e il processo lungo“.

Casini si rivolge al governo perché ascolti gli inviti della Bce e di Confindustria nell’interesse del Paese: “prima la Bce poi le parti sociali, hanno avanzato rilievi seri e hanno chiesto al governo di svegliarsi. Serve un patto di condivisione del documento della Bce e delle parti sociali. Chi condivide queste idee è chiamato a salvare il paese, indipendentemente dall’appartenenza alla maggioranza o all’opposizione. Ambiguità e furberie non sono più ammesse“.

I cinque punti del Manifesto di Confindustria

Patrimoniale. L’idea della patrimoniale era già stata avanzata nei giorni scorsi dalla presidente di Confindustria, Marcegaglia. Nel «Manifesto» la proposta viene meglio esplicitata: si tratta di una imposta dell’1,5 per mille sui patrimoni oltre 1,5 milioni di euro che permetterebbe, secondo i promotori, di finanziare «un taglio delle tasse su lavoratori e imprese», con 2 miliardi di taglio Irpef e altrettanti di taglio Irap. Il capitolo fisco, che viene indicato al primo posto tra i «progetti per l’Italia» prevede anche incentivi allo sviluppo come il credito d’imposta per ricerca e innovazione e «l’aiuto alla crescita». Sul fronte della lotta all’evasione si sollecita una misura per ridurre la circolazione del denaro contante: il tetto proposto è di 500 euro per i pagamenti «cash».

Pensioni. Il «Manifesto» ritiene indispensabile elevare l’età pensionabile come nel pubblico impiego a 65 anni dal 2012. Ma si sollecita anche di anticipare al 2012 l’aggancio automatico all’aumento della speranza di vita, e al tempo stesso di portare a 62-68 anni la forcella di pensionamento flessibile prevista nell’attuale sistema contributivo. Si propone altresì come intervento necessario per rilanciare la crescita e la competitività del Paese la riforma delle pensioni di anzianità, abolendo l’attuale sistema, con un sistema transitorio e di bloccare l’erogazione di pensioni al di sotto dei 62 anni. Ma c’è di più: il «Manifesto» ritiene necessario anche abrogare tutti i regimi speciali da gennaio 2012. Misure, spiegano i firmatari, che potrebbero essere adottate subito da governo e Parlamento..

Privatizzazioni. È forse il progetto che, almeno in apparenza, avvicina di più i firmatari del «Manifesto» e il governo. I primi ritengono indispensabile cedere il patrimonio immobiliare di enti statali e locali, un obiettivo che proprio l’altro giorno è stato annunciato anche dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Nel «Manifesto», però, si va oltre: e si propone anche di dismettere partecipazioni societarie nei servizi pubblici locali. La mossa, secondo questa tesi, permetterebbe agli enti locali di poterne utilizzare i proventi oltre i limiti del patto di stabilità interno. Il tutto con procedura di evidenza pubblica. «Non parliamo di privatizzare Eni, Enel e Finmeccanica ma il patrimonio immobiliare», ha chiarito il presidente di Confindustria per evitare interpretazioni non corrette di questo passaggio.

Liberalizzazioni. Le imprese sollecitano le liberalizzazioni per rilanciare competitività ed efficienza: a cominciare dai trasporti per i quali si ipotizza anche la nascita di un’Authority di settore. In ogni caso si punta comunque al rafforzamento dell’Antitrust. Le liberalizzazioni riguarderebbero però anche i servizi pubblici locali, le attività economiche (anche riformando l’articolo 41 della Costituzione, altro punto di contatto con il governo) i servizi professionali. Per questi ultimi si dice stop alle tariffe fisse o minime. Ma soprattutto si ritiene indispensabile procedere alla riforma degli ordini e alla riduzione delle cosiddette «riserve legali». Le imprerse chiedono poi di «assicurare regole omogenee per le attività d’impresa in tutto il territorio nazionale» riformando l’articolo 117 della Costituzione. E ancora, di «puntare su poteri e meccanismi sostitutivi per superare veti e inerzie».

Infrastrutture. Al capitolo infrastrutture, quinto punto delle «cose da fare subito», le imprese annettono non poca importanza. Si sottolinea nel «Manifesto» che servono investimenti pubblici e una spending review per contenere la spesa. Si propone altresì di eliminare le incertezze normative che creano contenzioso e che frenano oggettivamente il già complicato iter di approvazione e realizzazione. Per chiarire le competenze, non a caso, le imprese chiedono anche una riforma del titolo V della Costituzione. Tra le altre proposte: si chiede di incentivare il project financing, di mponitorare le opere da realizzare e di concentrare le risorse sulle priorità. Altro tema «forte», il risparmio e l’efficienza energetica: le imprese ritengono indispensabile la proroga degli incentivi fiscali al 2020, nonché nuove norme e campagne informative.

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