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Manifesto delle Imprese contro la crisi in Italia

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

Il prossimo appuntamento, mercoledì 28 settembre al ministero del Tesoro, potrebbe anche essere l’ultimo. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, è pronta a dire basta: se il governo non cambierà passo, se non dimostrerà con i fatti che la strada delle riforme può iniziare da subito, sarà rottura con gli imprenditori italiani. Ognuno per la sua strada, con un Paese a pezzi che rischia di dover attendere chissà quanto ancora per intraprendere la strada della crescita. Il gong potrebbe suonare al tavolo tecnico convocato dal ministro Tremonti per concordare le misure della crescita. Marcegaglia non ci sarà (come è avvenuto anche per l’incontro di mercoledì scorso) ma la linea ormai è tracciata. Di sicuro, gli industriali non sono soli: dopo l’appello firmato a luglio, anche stavolta c’è forte sintonia con il sistema delle banche e persino con la Cgil, anche se avverte il segretario Susanna Camusso, restano differenti le ricette di industriali e sindacato per avviare la ripresa.

Ieri, intervenendo all’assemblea della Confindustria toscana a Firenze, Marcegaglia ribadisce con forza e sempre maggiore autorevolezza che il percorso da seguire è obbligato. Lo fa annunciando a giorni la presentazione di un «Manifesto delle Imprese» che piace anche all’Abi e al suo presidente, Giuseppe Mussari, presente alla manifestazione (e che rinnova le preoccupazioni per la scarsa crescita del Paese). Dovrà essere definito con le altre forze sociali che fanno parte del «cartello», ma è questione di dettagli. Il passo non è improvvisato e trova terreno fertile nel pressing delle parti sociali e negli interventi del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Coesione nazionale, responsabilità, rilancio della crescita, impegno per il futuro: sono queste le linee guida che si ritrovano, sia negli intervento-pungolo di Marcegaglia, sia nelle sollecitazioni che arrivano dal Colle più alto di Roma.

Il manifesto è di cinque punti, un’ agenda di proposte per ricompattare il fronte delle parti sociali nel pressing sul governo, e per lanciare ancora un ultimatum. Serve un confronto serio, misure per lo sviluppo subito, chiede ancora Confindustria, che avverte: concretezza o stop al dialogo con l’esecutivo. «Non saremo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilita», dice la leader degli industriali, Emma Marcegaglia. La piattaforma verrà inviata a Palazzo Chigi ed alle altre parti sociali, per ridare forza alle richieste al governo e per rinsaldare la cordata imprese-sindacati che si è presentata ampia e compatta ad inizio agosto per poi incrinarsi nelle strettoie dei risicati margini di confronto sulla manovra economica. La riforma delle pensioni, per Confindustria, è una delle strade da percorrere (ma su questo punto il dialogo con i sindacati appare per il momento molto complicato).

Continua poi il pressing per la riforma fiscale, al primo posto nel manifesto: «Abbassare le tasse a chi tiene in piedi il Paese, lavoratori e imprese. Siamo pronti anche a una piccola patrimoniale», ribadisce Emma Marcegaglia, convinta che quest’ultimo provvedimento non dev’essere uno spot e basta. «Noi vogliamo una vera discontinuità e la vogliamo velocemente: basta con le piccole cose, non siamo più disponibili a stare in una situazione di stallo», sottolinea il lerader di Confindustria nel consenso della platea fiorentina. Poi privatizzazioni, liberalizzazioni, infrastrutture. Quello che gli industriali chiedono da lungo tempo. Dai risparmi derivanti dalla riforma delle pensioni le imprese suggeriscono di finanziare il taglio di Irpef per i lavoratori dipendenti e dell’Irap per le imprese.

«Non è più possibile andare in pensione a 58 anni come avviene oggi, anche per motivi di equità generazionale rispetto ai giovani che andranno in pensione a 70 anni con assegni pari alla metà di quelli attuali» dice Marcegaglia. Di tutt’altro tenore i commenti che trapelano da ambienti di governo, che parlano di una Marcegaglia che sta facendo la sua campagna elettorale, che ormai parla ogni giorno e che, ogni giorno, dice le stesse cose. «Mi insospettisce che la Marcegaglia dica le stesse cose della Cgil», dice il ministro La Russa. È la conferma che il tavolo per lo sviluppo di mercoledì prossimo potrebbe essere davvero l’ultimo con il governo. Dopo le prime due riunioni, del resto, il clima appare gelido, come sarebbe emerso chiaramente nelle riunioni interne, a via dell’Astronomia. © n. sant.

Pensioni. Terminare la riforma delle pensioni in modo definitivo, eliminando le pensioni d’anzianità e accelerando l’età di vecchiaia per tutti a 65 anni. E’ questa la proposta radicale di Confindustria alla quale però finora si è sempre opposta la Lega Nord. Il partito di Bossi ritiene di aver già concesso tanto nel via libera all’accelerazione dell’aumento dell’età pensionabile a 65 anni anche per le donne del settore privato. Contrari anche i sindacati.

Fisco. La Confindustria propone di ridurre le tasse sul lavoro dipendente, in particolare il «cuneo contributivo e fiscale sui giovani», e l’Irap sulle imprese. A fronte di un disegno complessivo del fisco gli industriali sono disponibili all’introduzione di «una piccola patrimoniale». Lo stesso Tesoro, nel Def, prevede che la pressione fiscale si attesterà quest’anno al 42,7% del Pil per poi salire al 43,8% nel 2012 e al record del 43,9% nel 2013.

Privatizzazioni. Gli immobili pubblici – ha stimato Confindustria – sono oltre un milione e la metà di questi costano più di quanto rendono. Gli industriali, quindi, propongono di avviare la dismissione del patrimonio pubblico e incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e società di servizi. Per il 29 settembre Tremonti ha già fissato un seminario con i potenziali grandi investitori sul piano di dismissione degli immobili, le cui risorse andranno a riduzione del debito pubblico.

Liberalizzazioni. «Nell’ultima manovra sono stati citati alcuni capitoli sulle liberalizzazioni, ma se andiamo a vedere non troviamo niente» accusa la Marcegaglia. Tra le richieste della Confindustria c’è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e l’abolizione delle tariffe minime: «Non è giusto che ci sia un pezzo del Paese che lavora nel libero mercato e un altro pezzo che è protetto e ha le tariffe minime e scarica sugli altri i proprio costi» spiega la Marcegaglia.

Infrastrutture. Occorre rilanciare le grande opere e le infrastrutture con una via preferenziale per gli interventi subito cantierabili. Riaprire i cantieri è una delle misure che – secondo Confindustria – avrebbe un immediato effetto anticiclico facendo anche da volano per l’occupazione. Secondo l’Ance, associazione nazionale costruttori edili, un miliardo di investimenti attiva circa 23 mila posti. Nel decreto Sviluppo all’esame del governo è previsto un capitolo infrastrutture.

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