«Ci sono le cose da fare, basta portarle in Consiglio dei ministri e firmarle… Abbiamo scritto cosa e come fare. Come accaduto con la lettera della Bce ad agosto», viene fatto notare nell’ambiente delle imprese. Proposte dal fisco (con una patrimoniale da 6 miliardi per tagliare in pari misura le tasse su lavoratori e imprese, redistribuire con più equità «sacrifici e vantaggi»), a spesa pubblica e riforma delle pensioni, cessioni del patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture e energia. «Il nostro obiettivo non è il Governo», chiarisce il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, quando un giornalista della tv francese chiede ai leader delle cinque associazioni firmatarie del documento: «Se ho ben capito, la sintesi è che il premier Berlusconi se ne deve andare a casa?».
Il leader delle banche risponde: «Lo spirito che ci anima è serio, severo nei contenuti, preoccupato, ma costruttivo. Non è una cosa contro, è per l’Italia. Non siamo qui per mettere in crisi questo o quel governo. Bisogna rimboccarsi le maniche non animare divisioni». Se le imprese, dice Mussari, «si sono mosse insieme con delle proposte lo fanno perchè immaginano di avere un interlocutore altrimenti sarebbe un esercizio retorico». La Marcegaglia aggiunge: «Quello che ci interessa è che il governo abbia la forza di varare queste riforme. Non siamo interessati a vie spagnole (le elezioni anticipate decise a Madrid) o altro. Non siamo noi a dover dire se un governo deve restare o andar via, ma diciamo che servono misure immediate e coraggiose. Il tempo è scaduto».
Il tempo è scaduto. Sono d’accordo anche i sindacati. Ma le «ricette» divergono. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, si dice pronto al confronto e sostiene l’urgenza di «riforme strutturali subito» con un «fronte comune politico e sociale». Per il leader della Cgil, Susanna Camusso «il governo se ne deve andare, perchè rappresenta gran parte del problema e la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità». E sui punti del Manifesto il «no» di Camusso è netto sulle pensioni, oltre che sulla privatizzazione dei servizi. Bonanni chiede «riforme vere» e cita «riforma fiscale, patrimoniale (ad eccezione di chi ha una sola casa), riduzione dei livelli amministrativi e dei costi della politica, liberalizzazioni, vendita del patrimonio pubblico, sblocco delle infrastrutture e delle nuove fonti di energia». Anche per la Uil il Manifesto è condivisibile salvo che sulle pensioni: l’unico «problema è che quelle italiane sono troppo basse», evidenzia il leader Luigi Angeletti. In ogni caso, per la Uil, «la priorità» resta la riforma fiscale. E Giovanni Centrella dell’Ugl: «Ci dichiariamo pronti a discutere di tutto, ma non delle pensioni». © re.eco.

