Ma questo approccio, al di là della circostanze in cui è stato suggerito (nel caso specifico Tabellini criticava misure come la pubblicazione da parte dei Comuni dei dati sui redditi) non è tutto sommato troppo diverso da quello che l’amministrazione fiscale sta seguendo con il nuovo redditometro, la cui versione sperimentale debutta proprio in questi giorni. Nel caso del redditometro si tratta di mettere confronto i redditi dichiarati con la capacità di spesa desunta da altri elementi tra cui appunto quelli patrimoniali. L’obiettivo è comunque evitare le incongruenze, a volte molto vistose, tra la ricchezza complessiva di alcuni contribuenti e l’importo da loro effettivamente versato.
L’altra novità che potrebbe essere decisa anche in tempi relativamente brevi è la riduzione della soglia al di sotto della quale è vietato l’uso del contante. Anche qui si tratta di proseguire un percorso già iniziato negli ultimi tempi dal precedente esecutivo, che però aveva seguito una linea completamente diversa all’inizio della legislatura. Nel 2008 infatti era stata riportata a 12.500 euro la soglia che il governo Prodi aveva abbassato a 5.000. Poi lo scorso anno, anche su pressione dei sindacati, c’era stata la marcia indietro e il ritorno al livello precedente, che con la manovra estiva è stato dimezzato a 2.500 euro. Ora si parla di una nuova drastica riduzione, fino a quota 500-1000. Il fatto che il ricorso al contante favorisca chi vuole mettere le proprie transazioni al riparo dal fisco è abbastanza condiviso; l’obiezione avanzata spesso da chi si oppone a questo tipo di misure è che l’Italia non è pronta per una modernizzazione del genere. © L. Ci.

