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Libyan Investment Authority ritorna in Unicredit

Libyan Investment Authority

Libyan Investment Authority

La Libia ritorna in Unicredit e punta a rientrare in consiglio. «Abbiamo una quota significativa, la manterremo» dice Mohsen Derregia, presidente della Libyan Investment Authority (Lia), il fondo sovrano di Tripoli nel corso di un incontro con la stampa che ha annunciato un incontro col vertice di piazza Cordusio. «Se nel futuro ci saranno opportunità di comprare altre azioni sul mercato e penseremo di farlo sarà nell’interesse della Lia. L’investimento è strategico». La Lia possiede l’1,256% di piazza Cordusio oltre allo 0,58% di Eni, 2,01% di Finmeccanica, 1,5% della Juventus, 0,33% della Fiat e di Fiat Industrial. Un controvalore di 1,1 miliardi sotto sequestro dalla fine dello scorso anno in via cautelativa e dal 28 marzo scorso in modo preventivo secondo quanto disposto dal giudice della Corte d’Appello di Roma Domenico Massimo Miceli in esecuzione di una rogatoria internazionale del tribunale dell’Aja nell’ambito del procedimento per crimini contro l’umanità nei confronti dell’ex rais Gheddafi, del figlio Saif Al Islam e di altri esponenti della famiglia. Nel sequestro sono ricompresi anche 3,1 miliardi depositati in Unicredit e 1,5 miliardi in Ubae, l’istituto italiano controllato al 67,55% dalla Libyan Foreign Bank e nel cui capitale figurano Unicredit, Intesa, Eni, Telecom e Sansedoni Siena. Fuori dal sequestro c’è il 2,8% sempre di Unicredit in mano alla Banca centrale libica.

Il legale della Lia Michael Bosco dello studio Shearman & Sterling ha sottolineato che il comitato di sicurezza finanziaria del ministero del’economia appoggia la richiesta della Lia per ottenere il dissequestro di 1,1 miliardi di beni libici. «Ieri abbiamo avuto un incontro molto proficuo con il comitato – ha spiegato Mohsen Derregia – e siamo compiaciuti del supporto ricevuto fino a questo momento con riferimento a tale questione. Speriamo di superare questo malinteso nel più breve tempo possibile e confidiamo di poter tornare a concentrarci nuovamente sul nostro portafoglio di investimenti in Italia non appena tali beni saranno liberati».

Il leader della Lia ha rimarcato l’interesse soprattutto per la presenza in Unicredit sollecitando daccapo un posto nel cda, prima ricoperto con Omar Farhat Bengdara, ex presidente della Banca centrale. «Lo chiederemo – ha spiegato Mohsen Derregia – c’è stata una riduzione del numero dei consiglieri. Noi abbiamo una quota significativa. Forse bisognerà aumentare il numero di posti in cda. Vedremo». Sembra improbabile però che almeno durante questo mandato la richiesta possa essere esaudita visto che in occasione del rinnovo il plenum è stato ridotto da 23 a 19 consiglieri per adeguare la governance ai desiderata di Bankitalia. «Se ci saranno opportunità in qualsiasi società stabile e solida, saremo molto interessati» a investire ancora in Italia, ha aggiunto Derregia che ha escluso perà la possibilità di acquistare titoli di Stato denominati in euro.

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