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Legge di stabilità, modifiche a saldi invariati

Mario Monti

Mario Monti

I partiti chiedono al governo modifiche radicali della legge di Stabilità. Il premier Mario Monti è preoccupato e parlando a un convegno della Coldiretti ha sottolineato: «La ripresa è vicina, questo non è il momento di sprecare gli sforzi fatti fin qui». Pdl e Pd, però, sembrano intenzionati a chiedere all’esecutivo di rinunciare sia all’aumento dell’Iva che al taglio dell’Irpef (e delle relative detrazioni). In questo caso però, verrebbero a mancare all’appello circa 2 miliardi di euro. Di più, 3,3 miliardi sempre quest’anno e il doppio a regime per i successivi, per cancellare completamente l’aumento Iva, obiettivo che sembra essere piuttosto condiviso all’interno della maggioranza. Il mantra di questi giorni sia di palazzo Chigi che di via XX Settembre è stato chiarissimo: «Qualche modifica sì, ma a saldi invariati». Né potrebbe essere diversamente visto che l’obiettivo strategico per il 2013 è il pareggio di bilancio. Più articolata la posizione dell’Udc che sta predisponendo un pacchetto di proposte a favore delle famiglie con figli.

Dal 1° luglio un punto in più su molti prodotti. Sulla carta, l’appuntamento è per il 1° luglio 2013. L’aliquota, in base alle previsioni della legge di stabilità, salirà di un punto: dal 21 al 22% e dal 10 all’11%. Uno scatto che frutterà, in termini di maggior gettito, 3,3 miliardi il prossimo anno e 6,6 miliardi nel 2014. Siccome la previsione iniziale era di dover ritoccare di due punti le aliquote, visto dal lato delle entrate l’aumento di uno solo punto anziché due si trasforma, per lo Stato, in un mancato gettito di 3,3 miliardi nel 2013 e di 6,6 miliardi nel 2014. L’aumento dell’Iva avrà un impatto su un larghissimo numero di beni da quelli superflui a quelli voluttuari a quelli necessari come la luce o il gas. Esclusi invece gli alimentari di largo consumo.

Tasse giù ma si riducono anche le agevolazioni. Dal 2013 le prime due aliquote Irpef scendono di un punto ciascuna: dal 23 al 22% per i redditi fino a 15.000 euro e dal 27 al 26% oltre i 15.000 e fino ai 28.000 euro. Il valore di questa riduzione è di circa 4,2 miliardi. La seconda parte della manovra, però, prevede una riduzioni delle agevolazioni fiscali sopra i 15.000 euro di reddito: arriva un tetto di 3.000 euro per le detrazioni mentre per le deduzioni viene introdotta una franchigia di 250 euro (spese sanitarie escluse). Il valore è stimato 1,9 miliardi. Il taglio alle agevolazioni scatta nel 2013 ma si riferisce ai redditi 2012. Si perla quindi di retroattività della norma sulle detrazioni. E su questa si stanno concentrando le maggiori richieste di modifica.

Reduci di guerra assoggettati a imposta. Le pensioni di guerra sono circa 2.100 e la nuova legge di stabilità le assoggetta al pagamento dell’Irpef. Il valore delle pensioni, secondo le associazioni di reduci, è basso: si va dai 200 agli 800 euro. Le percepiscono gli ultimi superstiti della seconda guerra mondiale ma anche i militari gravemente feriti o deceduti nelle missioni di pace, dall’Iraq all’Afganistan. In parlamento si sta formando uno schieramento ampio per abolire questa misura il cui gettito è stimato a 195 milioni nel 2013. La norma presenterebbe profili di incostituzionalità: infatti le pensioni di guerra sono considerate come un risarcimento e come un atto di solidarietà per i reduci o le loro famiglie e quindi non assimilabili a reddito.

Aumenta l’orario dei prof espulsi 20.000 precari. Sono 721 milioni di risparmi a regime, nel 2015, per la scuola, più dei 183 milioni di tagli (237 a regime) previsti dalla spending review. Forse anche per questo la proposta, inserita nella legge di stabilità, di aumentare da 18 a 24 ore a settimana l’orario dei professori delle scuole medie e superiori senza prevedere una compensazione economica ma solo legalizzando 15 giorni di ferie, oggi già godute ma teoricamente non previste dal contratto, ha scatenato tante proteste. La misura inoltre, agendo sugli spezzoni di cattedra, provoca anche una forte riduzione dei precari della scuola, quelli che oggi coprono appunto quegli spezzoni: circa 20.000 secondo le stime della relazione tecnica.

Il testo della legge di stabilità

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