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Le misure per rilanciare l’economia d’Italia

Elsa Fornero

Elsa Fornero

«Troppe tasse sul lavoro. Dovremo sperimentare una decontribuzione per le imprese che investono in capitale umano». Questo il proposito manifestato da Elsa Fornero al meeting di Cl a Rimini, e che il ministro del Lavoro intende discutere nel Consiglio dei ministri di oggi. Al cui ordine del giorno non ci sono però decisioni operative, ma l’esame di provvedimenti orientati al rilancio dell’economia che si cercherà di realizzare a partire da settembre. E ancora misure per l’ambiente che puntino a penalizzare i comportamenti inquinanti. Tutti i ministri metteranno sul tavolo misure e progetti su cui hanno lavorato durante la pausa estiva. In particolare si parlerà del «piano giovani», assieme a provvedimenti di sburocratizzazione e di agevolazione alle imprese. Il Tesoro fissa la linea: nessun via libera a idee senza copertura. L’occasione per fare il punto sui conti ci sarà a fine settembre quando, con un quadro più definitivo del gettito fiscale, l’esecutivo dovrà mettere mano alla legge di stabilità. Un qualche deterioramento dei saldi è atteso, alla luce degli effetti di una congiuntura economica ancora meno favorevole di quella immaginata al momento di stilare le previsioni; ed entro certi limiti il governo potrà avere buon gioco ad invocare in sede europea l’andamento del ciclo come attenuante.

Semplificazioni. Autorizzazioni più snelle. Un nuovo pacchetto di semplificazioni dovrebbe venire incontro alle esigenze del mondo delle imprese. La filosofia di fondo è quella di passare dalla logica delle autorizzazioni preventive a quella dei controlli ex post. In particolare dovrebbe essere snellita la procedura della Via, la valutazione di impatto ambientale. Mentre nel settore dell’edilizia si lavora ad un modello di autorizzazione unica per tutti i Comuni italiani, che oggi hanno procedure differenziate: l’obiettivo principale è quello di ridurre l’incidenza della corruzione.

Arriva l’interlocutore unico. Anche sul terreno delicato degli investimenti esteri in Italia, che potrebbe essere cruciale per il rilancio dell’economia, la direzione di marcia per il governo è quella della semplificazione. L’obiettivo è arrivare alla definizione di un interlocutore unico, una sorta di sponsor, per le imprese straniere che intendono investire nel nostro Paese e che in molti casi vengono scoraggiati dalla pluralità di soggetti a cui è necessario rivolgersi (si calcola che attualmente siano circa una ventina ai vari livelli centrali e locali).

Infrastrutture. Niente Iva sulle grandi opere. Le misure immaginate per il rilancio delle infrastrutture sono varie e articolate. Tra i punti che stanno più a cuore al ministero dello Sviluppo c’è quella della defiscalizzazione, strada già tentata nell’ambito del decreto sviluppo della scorsa primavera ma poi accantonata per le obiezioni del ministero dell’Economia. Di nuovo l’obiettivo è arrivare all’esenzione Iva per le grandi opere prioritarie, che però scontano la difficoltà di trovare finanziamento bancario. Il minor gettito dovrebbe essere compensato da quello messo in moto dagli investimenti.

Ambiente. Premi per chi non inquina. Recupero e valorizzazione delle aree industriali dismesse, decarbonizzazione dell’economia, sicurezza del territorio e corretta gestione di rifiuti e acqua. Questa la strategia disegnata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini per lo sviluppo sostenibile dell’Italia, pubblicata sul sito del ministero. Un contributo in cinque punti che Clini intende inserire nel piano crescita discusso dal governo. Tra le misure anche pedaggi più leggeri per chi inquina meno, nella logica di favorire i comportamenti ambientalmente virtuosi.

Aeroporti. Nel mirino gli scali inutili. Il tema è all’attenzione da anni. In Italia ci sono troppi aeroporti, anche a distanza molto ravvicinata tra loro, alcuni dei quali troppo piccoli e sostanzialmente inutili. Si tratta dunque di tagliare gli sprechi distinguendo gli aeroporti di importanza nazionale da quelli che invece non hanno una ragion d’essere alla luce delle richieste del mercato. Si ragiona su una sostanziale riduzione del numero complessivo degli scali, anche se non si dovrebbe arrivare ad un loro dimezzamento come era stato ipotizzato.

Spesa. Al setaccio gli incentivi locali. Da ulteriori misure di razionalizzazione della spesa, oltre che dal riordino delle agevolazioni fiscali, dovranno arrivare i 6 miliardi necessari per la cancellazione dell’aumento Iva dalla seconda metà del 2013. In campo c’è la semplificazione della struttura statale, con il possibile (ma politicamente arduo) accorpamento di doppioni ed enti inutili. Si lavora anche al riordino degli incentivi, in particolare queli erogati dagli enti locali, sulla base del cosiddetto Piano Giavazzi: ma la verifica congiunta tra Ministero dello Sviluppo e Tesoro richiederà ancora tempo.

Energia. Obiettivo meno dipendenza. Il piano energetico nazionale è incentrato su quattro priorità: efficienza energetica, trasformazione dell’Italia in hub del gas sud-europeo, sviluppo «sostenibile» delle rinnovabili (a differenza del passato) e rilancio della produzione nazionale di idrocarburi. Il capitolo più complicato è proprio l’ultimo, lo stesso che potrebbe dare il maggiore slancio all’economia (il ministero stima un aumento di Pil di quasi mezzo punto con una riduzione della bolletta energetica di 6 miliardi l’anno) e all’occupazione (con 25.000 posti di lavoro stabili in più).

Impresa. Nuovo catasto, sconti rivisti. Per ora la macchina della riforma fiscale continua a procedere sulla strada prestabilita, quella (finora un po’ accidentata) della legge delega. Dovrebbe essere esaminata alla Camera da ottobre e almeno nelle intenzioni approvata poi rapidamente: seguirebbero a ruota i decreti attuativi. In questo contenitore resterebbero, almeno per il momento, sia il riordino delle agevolazioni fiscali sia la riforma del catasto. Quanto all’alleggerimento del cuneo fiscale sulle buste paga, auspicato da Elsa Fornero, il vincolo resta quello dell’elevato costo.

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