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Lavoratori esodati, decreto per 65.000 persone

Lavoratori esodati

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«Non si tratta di popolarità o impopolarità, qui è questione di gente che rimane due anni senza pensione, senza salario, senza ammortizzatori. Non esiste. Non è possibile». Il caso esodati continua a far discutere e la polemica, dopo l’incontro tra il ministro Elsa Fornero e i sindacati di mercoledì pomeriggio, non si placa. Tocca a Pierluigi Bersani fare da apripista e rispondere al ministro del Lavoro che, il giorno prima, aveva preso su di sè «tutta l’impopolarità di un provvedimento impopolare», quello sui 65.000 salvaguardati che arriverà entro fine mese. Dal decreto, aveva chiarito lei stessa, resteranno esclusi, per ragioni di bilancio, tante persone rimaste senza ombrello previdenziale e lavorativo. Al momento non c’è la copertura finanziaria per ampliare la platea dei salvaguardati. «Dopo il primo provvedimento sui 65 mila incalza ora Bersani si faccia una ricognizione rigorosa e si reperiscano le risorse necessarie. Noi alcune idee le abbiamo». Si vedrà, aveva detto Fornero, come e quando risolvere questo nodo. «Non capisco il si vedrà. Non finisce qui», dice il segretario Pd.

L’ex ministro Cesare Damiano va al sodo e tira in ballo «più incisivi interventi sulla patrimoniale». Altre misure le aggiunge Susanna Camusso. «I fondi possono essere reperiti da un accordo con la Svizzera, da un recupero dell’evasione fiscale o da una vera e seria patrimoniale», suggerisce la leader Cgil. Ma quali siano le cifre in ballo rimane al momento un mistero. Ci prova Giovanni Centrella, leader dell’Ugl, ha mettere giù qualche numero. Dopo l’incontro avuto mercoledì con il ministro, Centrella riferisce che «i cosiddetti esodandi sarebbero circa 40.000 nelle stime del governo» e raggiungerebbero i requisiti per il pensionamento a partire dal 2014. E’ per loro che mancano le risorse necessarie per garantire la copertura previdenziale. «Ma l’Italia non può avere cittadini di serie A e cittadini di serie B», conclude il sindacalista che non esclude la possibilità di uno sciopero generale purché unitario.

Si preoccupano i sindacati ma si preoccupa anche Confindustria. Il governo, dice la presidente uscente Emma Marcegaglia, deve trovare la copertura sufficiente: «Il decreto è per 65.000 persone, l’Inps parla di 130 mila. Nei prossimi anni sarà necessario coprire anche gli altri». Ma è proprio sulla questione dei numeri che il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua preferisce non entrare. Quei 130.000 a suo tempo ipotizzati dal direttore generale dell’istituto, Mauro Nori, erano riferiti ai prossimi 4 anni. Secondo il numero uno dell’istituto previdenziale «occorre prima individuare le categorie e poi calcolare le cifre. Ridurre il diritto soggettivo delle persone a un numero mi sembra una mortificazione». © B.C.

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