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La Grecia farà nuovi tagli per 11,7 miliardi di euro

Crisi in Gecia

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Uno spiraglio di luce si è acceso nel buio della Grecia. Proprio quando nessuno avrebbe scommesso un euro sulla sua possibilità di sfuggire all’imminente disastro, un accordo raggiunto dal ministero delle Finanze con gli ispettori della troika (Bce, Fmi e Ue), ad Atene per controllare il rispetto o meno del Memorandum, ha rimesso tutto in gioco. Ora si tratta di attuarlo, altrimenti questo spiraglio rappresenterà solamente un prolungamento dell’agonia della Grecia. Il ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras e la troika hanno concordato economie sul budget ellenico del 2013 e del 2014 per 11,7 miliardi di euro, così come la stessa troika aveva richiesto per sbloccare la nuova tranche di finanziamenti, 32 miliardi a settembre. Si tratta, in realtà, di tagli che dovevano essere fatti da tempo ma che erano stati messi da parte per la loro impopolarità, vale a dire lacrime e sangue per la popolazione. Il rappresentante del Fmi, Pauel Tomsen, si è detto del tutto soddisfatto dell’andamento delle trattative, anche se bisogna aspettare ancora qualche giorno per cantare vittoria. I termini dell’accordo sono stati infatti presentati più tardi ai leader dei partiti che sostengono la coalizione guidata da Samaras (centrodestra), Evangelos Venizelos, socialista del Pasok, e Fotis Kouvelis di Sinistra democratica. Questi ultimi si sono riservati di dare una risposta lunedì, dopo essersi consultati con i rispettivi partiti. «Non ci saranno misure generalizzate, la situazione rimane difficile. È chiara intenzione però del governo il prolungamento del periodo di tempo per l’attuazione del programma e la totale revisione degli accordi con la troika», ha commentato Venizelos riferendosi alla richiesta di dilazione di due anni dei termini per l’attuazione delle riforme. Venizelos ha poi rispolverato Euripide per contestare coloro (leggi Berlino) che hanno già scritto il necrologio di Atene. «Sono convinti – ha detto – che la Grecia debba essere sacrificata come Ifigenia, la figlia di Agamennone, perché un vento favorevole torni a soffiare sulle vele dell’area dell’euro. Sarebbe un suicidio per l’Europa». Bisogna però ricordare che Ifigenia fu salvata all’ultimo momento dalla dea Artemide che la trasformò in cerva, almeno secondo Euripide che ancora non conosceva la Merkel.

Ieri ad Atene, oltre ai funzionari delle troika, c’era anche Josè Manuel Barroso. Il presidente della commissione Ue, dopo l’incontro con il premier Samaras, ha fatto una dichiarazione che si scontra frontalmente con le rigide posizioni tedesche e di altri Paesi nordeuropei, quali la Finlandia e l’Olanda, secondo cui la Grecia dovrebbe lasciare l’eurozona, avvantaggiando così il resto della Ue. «La Grecia è parte della famiglia europea e dell’eurozona, e così resterà», ha perentoriamente affermato Barroso. Ha poi però aggiunto altrettanto perentoriamente: «Adesso servono risultati, risultati e risultati. I ritardi nell’attuazione degli impegni presi con il secondo programma di aiuti devono finire, perché le parole non sono sufficienti, i fatti sono più importanti. La Grecia può farcela, e la Grecia e l’Unione europea ce la faranno». Sono più pessimisti, invece, gli analisti di Citigroup, secondo i quali sono al 90% le probabilità che Atene esca dall’euro nell’arco dei prossimi 12-18 mesi. L’istituto finanziario internazionale ha così rivisto la precedente stima che indicava tra il 50 e il 75 per cento tali probabilità. © Marco Berti

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