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Francia e Germania, tassare transazioni finanziarie

Jürgen Stark

Jürgen Stark

Le ricette per contrastare il rallentamento della crescita e il rischio di (relativa) stagnazione. È questo il piatto forte del G7 che si è aperto ieri pomeriggio a Marsiglia e proseguirà anche oggi. Le dimissioni del tedesco Jurgen Stark dal board Bce hanno depresso le Borse e scompaginato le carte del vertice, che tuttavia prova a lanciare un segnale di fiducia ai mercati mentre Francia e Germania tornano alla carica con la propria proposta di tassare le transazioni finanziarie. Nonostante le iniziali riserve della Francia, cui tocca la presidenza, i paesi del G7 hanno convenuto di lavorare a un testo che sottolinei le sfide della situazione attuale e appoggi le misure intraprese dagli Stati Uniti per rivitalizzare il mercato del lavoro attraverso il piano Obama da quasi 450 miliardi di dollari. Ma le maggiori potenze mondiali si trovano ancora divise sul modo per combattere la recessione montante, laddove gli Stati Uniti premono per nuovi piani straordinari mentre la Germania e il Canada, e anche il commissario Ue Olli Rehn, ribadiscono la necessità del rigore dei bilanci e di taglio del debito. Certo per il segretario al Tesoro Tim Geithner l’Europa deve portare avanti le riforme, ma Washington non può permettersi una nuova fase di recessione e quindi il piano dovrà far riprendere l’economia Usa che, ha puntualizzato, è ancora in crescita. Quello che gli Stati Uniti escludono è comunque un’azione coordinata, almeno questo fine settimana, delle banche centrali. La Fed e la Bce hanno mantenuto i tassi ai minimi e continuano con una politica monetaria molto accomodante.

A Marsiglia poi ha tenuto banco l’ufficializzazione della proposta franco-tedesca di una tassa sulle transazioni finanziarie. Il progetto è stato inviato all’Unione europea e alla Commissione la quale porterà la sua proposta ad ottobre. Ma in seno al G7 e soprattutto in Europa prevalgono i dubbi, primi fra tutti quelli della Gran Bretagna. I due ministri delle finanze Baroin e Schauble, spiega la lettera, ritengono che tale tassa debba «essere semplice» e «con un tasso lieve, per preservare la competitività del settore finanziario europeo», oltre che «colpire tutti i tipi di transazione». L’imposta dovrà inoltre, sempre negli auspici di Baroin e Schauble, «essere dovuta da tutte le controparti (acquirenti e venditori)». Il commissario agli Affari economici Ue Olli Rehn lancia un monito: l’Europa deve concentrarsi sulla riduzione del debito piuttosto che sulle misure di rilancio.

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